"TAI CHI" E QIGONG A BOLOGNA

LE ANTICHE VIE DELL'ARMONIA E DELLA SALUTE

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Con la precisazione che "Tai chi", secondo i sinologi, è dizione scorretta benchè popolarmente più nota per Taiji (abbreviazione di Taiji quan), stile morbido del Wushu (arti marziali cinesi), abbiamo il piacere di rendere noto che nell'ambito dei corsi di formazione per tecnici di Wushu tenutisi a Termoli dal 26 al 30 giugno 2012 l'allora Vicepresidente vicario della Federazione Italiana Wushu Kungfu, Maestro Sangrigoli, ha rivelato che la Federazione ha in programma di incrementare il settore del Qi gong, specialità della medicina tradizione cinese. Benchè il Taijiquan abbia un'origine marziale, a differenza del Qi gong, entrambe queste specialità hanno un legame importante presso i praticanti cinesi in quanto, secondo criteri filosofici, antropologici e medici dell'antica tradizione cinese, incrementano la nostra "energia vitale" o " energia interiore" (= "Qi gong"). Per questo motivo in Cina un praticante di Taiji è solito praticare anche il Qi gong.

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ARTI MARZIALI PIU' O MENO CINESI

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Cinture o bretelle? Tai chi o Taiji? Kungfu o Wushu? KO per minoremmi o Sanda?

 

Può sembrare del tutto ovvio che le arti marziali cinesi abbiano un rapporto piuttosto
stretto con le arti marziali cinesi, cioè con quanto si pratica e si è sempre
praticato in Cina nell'ambito del Wushu, tuttavia la realtà smentisce
apertamente questa semplice e ovvia constatazione. Come e perché si verifica
questa situazione a dir poco curiosa? Sicuramente le risposte possono essere
varie e complesse, senza nessuna pretesa di completezza avanziamo prima qualche
semplice ipotesi in merito al "perché".

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P.S.

A pochi giorni dalla pubblicazione di questo articolo, precisamente il 28/06/2012, nell'ambito dei corsi formativi per tecnici sportivi organizzati dalla FIWUK a Termoli, giunge un'autorevole conferma a queste note. Infatti una figura di indiscussa autorità e notorietà quale il Maestro Pasotti ha aperto la sua lezione pratica sul Taolu chiedendo: "Cosa è il Sanda?" "Cosa è il Taiji ?" Proseguendo poi (dopo l'unica risposta possibile ovvero "Wushu") precisando il significato dei termini Kungfu (= abilità) e Wushu (arte marziale), sottolineando quindi fra i due termini quale risulti essere inequivocabilmente più adeguato nell'indicare il complesso delle arti marziali cinesi. La lezione si è poi sviluppata con esercizi pratici, rigorosamente e personalmente controllati, nel corso dei quali il Maestro ha comunque sottolineato con forza i vari ed importanti elementi che legano fra loro le varie specialità del Wushu: dalle "logiche" di fondo, alle impostazioni, a varie tecniche; del resto una tecnica quale un calcio di tallone, che possiamo trovare nel Sanda, nel Changquan, nella 24 di Taiji  ecc. rimane sempre un calcio (è appunto uno degli esercizi su cui ci si è intrattenuti) come può quindi questa tecnica modificare radicalmente il suo significato (ad esempio perdendo qualsiasi riferimento rispetto alla originaria radice marziale) a seconda del tipo di forma in cui lo si pratica? Un calcio è sempre un calcio! Si ricorda, per inciso, che nella lezione in questione si stava lavorando sul cosidetto "moderno", sottolineando appunto gli imprescindibili nessi che legano le varie specialità che vengono classificate sotto questa denominazione in Italia (non dimentichiamo peraltro che  tale categorizzazione non ha riscontro in Cina) con le varie altre specialità del Wushu. Un sentito grazie quindi al Maestro Pasotti (che già negli anni '80 si formava con assiduità in Cina) per il suo contributo alla formazione dei tecnici FIWUK, un contributo tanto prezioso quanto autorevole!

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ELEMENTI BIBLIOGRAFICI E FILMOGRAFICI

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Senza la minima pretesa di sistematicità e completezza ma semplicemente in relazione alla forte interazione che caratterizzava i vari aspetti dell'antica società cinese può essere utile una piccola immersione nel ricco mondo delle tradizioni filosofiche cinesi. Interconnessione sottolineata dal famoso detto cinese: "studi letterari e preparazione marziale sono i doveri del gentiluomo". Se nel contesto moderno la "preparazione marziale" si esprime nell'ambito della pratica sportiva o amatoriale delle varie specialità del Wushu gli studi letterari di cui si può utilmente nutrire il praticante di Wushu rimangono, almeno in parte, gli stessi sui quali si sono formati gli stessi praticanti cinesi per molti secoli. In quest'ottica si ritiene più remunerativo attingere il più possibile alle sorgenti, quindi ai testi classici piuttosto che agli scritti di coloro che, pur argutamente, li sintetizzano o elaborano o propongono ulteriori sistematizzazioni. Pertanto in questa sede, tralasciando i moderni trattati o manuali sul Wushu Kungfu o sul Qi gong, ci si limita solo a ricordare qualche classico dell'antica letteratura cinese scegliendo, in modo evidentemente opinabile, fra una letteratura sterminata.

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CONSIDERAZIONI SU STORIA E SIGNIFICATI DELLA FORMA 24 DI TAIJIQUAN

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Lo stile di Taijiquan che conta più praticanti è il Taiji Yang, ideato dal maestro Yang Luchan (1799 – 1872), allievo di Chen Cangxin (della 14° generazione della famiglia Chen). Li Bokui e Yang Luchan furono i primi due allievi, esterni alla famiglia Chen, ai quali fu concesso di apprendere il Taiji Chen. In base alla propria esperienza il maestro Yang modificò le tecniche apprese dando vita ad uno nuovo stile, che avrebbe poi preso il suo nome, caratterizzato da movimenti costantemente lenti e morbidi, eliminando i movimenti bruschi ed esplosivi presenti nella scuola Chen. Quello di Yang Luchan è uno dei nomi più famosi della storia del Wushu, egli fu assunto dal principe Duan, appartenente ad una delle famiglie reali della capitale, come istruttore di Arti Marziali del suo casato; in seguito fu nominato ufficiale alla corte Qing e Maestro d'armi nell'esercito.Nel 1925 lo stile Yang fu introdotto nelle scuole cinesi ed insegnato ai professori di educazione fisica. Dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, il I ottobre 1949, il Partito Comunista Cinese ed il Governo hanno dato grande importanza allo studio, alla sistematizzazione e alla diffusione delle Arti Marziali ed in particolare del Taijiquan, ritenendo queste pratiche indispensabili per la salute del popolo; fu così che vennero costituiti i primi sei Istituti di Educazione Fisica comprendenti il Dipartimento di Wushu. Si ritenne quindi importante attivare un processo di revisione e codificazione del patrimonio del Wushu, per definire esattamente i programmi formativi per gli Istruttori di Wushu.

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PALMO E PUGNO

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Com’è noto il saluto utilizzato nella tradizione marziale cinese significa che la forza (indicata dal pugno chiuso della mando destra) deve essere controllata (come indica la mano sinistra aperta e appoggiata alla destra). Vi sono altri significati relativi alla posizione eretta del busto, al cerchio formato dalle braccia e alle parole che si pronunciano ma ci concentriamo un attimo solo sulla simbologia delle mani per vedere quali messaggi ci può consegnare, senza certo pretendere di considerarli tutti, né in tutto. Per un atleta può significare non umiliare l’avversario che ha conseguito un risultato inferiore, sia che si tratti di forme, sia del combattimento libero; per un maestro può significare non gestire le proprie competenze per tenere sotto il proprio potere e controllo gli allievi, senza puntare alla loro positiva crescita; per un ufficiale di gara può significare non utilizzare il proprio potere per contraffare i risultati a danno delle altre società e a vantaggio della propria; per un praticante di Wushu può significare non utilizzare le proprie competenze per esaltarsi davanti agli altri, o peggio ancora, per divenire addirittura fautori di soprusi e aggressioni. A chiunque la simbologia del saluto con palmo e pugno indica che, grandi o piccoli che siano, il potere, le competenze … tutto ciò che abbiamo e siamo deve essere utilizzato per il bene degli altri, soprattutto per chi è più in difficoltà, per costruire il proprio cammino con onestà e nobiltà d’animo, a servizio del bene comune.

 

IL WUSHU COME TANGRAM E ... BATTERIA

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Il tangram, noto gioco della tradizione cinese, consente di formare innumerevoli e complesse figure partendo da 7 elementi geometrici; l'armonioso passaggio dalla diversità e molteplicità all'unità, la varietà delle realizzazioni che si concretizzano dalla medesima base di partenza sono anche alcuni elementi tipici delle espressioni culturali e filosofiche della tradizione cinese, riscontrabili pure nel simbolismo del Tao.

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