CONTRIBUTO EVOLUTIVO DEL MAESTRO YANG

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Come è noto secondo la tradizione cinese i movimenti codificati nelle forme sono legati ad un preciso significato marziale, è in questa ottica che si può cogliere il contenuto originario dei movimenti eseguiti di scatto nello stile Chen: si tratta del riferimento ad una finalizzazione, cioè ad una tecnica invasiva portata a termine (per esempio una pressione, effettuata tramite strangolamento, che si conclude con un colpo secco atto a provocare il decesso dell’avversario).

Non dobbiamo dimenticare infatti che le mansioni esercitate dai Chen (come guardie del corpo, portavalori e anche boia …) non di rado li portavano ad agire in modo risoluto ed invasivo, tramite precise tecniche che venivano ripassate appunto nelle forme.

E’ ovvio che l’evoluzione sportiva della pratica del Taiji ha opportunamente superato il riferimento diretto a pratiche invasive o letali, anche se la conoscenza delle applicazioni marziali rimane un contenuto didattico fondamentale (almeno per sapere il senso dei movimenti che si eseguono nella forma ma anche per una più efficace circolazione dell’energia). Peraltro alcune applicazioni del Taijiquan sono comunque utilizzabili nel combattimento libero di Tuishou, alcune nel Sanda mentre altre ancora (per esempio tecniche di Qinna) possono essere utilizzate nei combattimenti di MMA o nel contesto della difesa personale.

Il Maestro Yang (1799 – 1872), addestrato dai Chen e in seguito Maestro d’armi nell’esercito imperiale, conosceva certo con precisione il repertorio del Taiji Chen nei suoi contenuti applicativi ma dando vita ad un nuovo stile, caratterizzato proprio dall’esclusione di movimenti eseguiti di scatto, determinò una evoluzione del Taiji elaborando quello che divenne poi il repertorio maggiormente praticato: appunto il Taiji Yang.

Una possibile interpretazione di questa scelta di Yang Luchan darebbe vita all’ipotesi di una sua volontà di allontanarsi anche dal contenuto tecnico di tali movimenti: manifestando quindi in qualche modo la volontà di non essere disposto ad uccidere. Se infatti ogni specialità del Wushu ruota attorno ad alcuni principi di base, la logica di fondo del Taiji Yang è imperniata sulla spinta: l’obiettivo di fondo delle varie tecniche è allontanare da sé l’avversario, non ucciderlo!

Ciò non toglie che l’applicazione marziale di alcuni movimenti presenti nella “forma 24”, la forma di arti marziali più praticata a livello mondiale (che riassume proprio il repertorio del Maestro Yang), corrisponde ad azioni assolutamente proibite nel combattimento di Sanda (perché troppo lesive) mentre altre applicazioni, se finalizzate, diverrebbero letali.

In ogni caso l’opzione che si è storicamente attestata a favore dello stile Yang, corrisponde ad una opzione a favore di una pratica maggiormente orientata a coltivare la salute, tralasciando i contenuti più impegnativi sul piano tecnico e più invasivi sul piano delle applicazioni. Questa evoluzione del Taiji, discostandosi da contesti storici problematici dell’antica Cina (segnati perlomeno da una insufficiente attenzione alla dignità di ogni persona), risulta positivamente adeguata alle moderne concezioni della salute oltre che particolarmente efficace nell’incrementare il benessere psicofisico, secondo lo straordinario riscontro di un numero incalcolabile di praticanti!

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