UNIVERSO QI

L'ESPERIENZA DEL QI NELLA PRATICA DEL TAIJIQUAN E DEL QI GONG

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Significati lessicali
In cinese l'ideogramma Qi assume molteplici significati: può indicare infatti sia l’energia vitale dell’individuo sia l’energia cosmica universale, come anche l’aria inspirata ed espirata oppure l’emanazione, impulso o manifestazione di un viscere. Interessanti le analogie in merito con il “penuma” greco (termine utilizzato anche nella versione greca dell’Antico Testamento) e con il “ruah” della tradizione ebraica, del resto anche in italiano c’è vicinanza fra i termini “spirito” e “respirare” o “spirare”. Una antichissima tematizzazione del Qi è avvenuta in Cina nell'ambito delle tradizionali pratiche mediche riferite al “Qi gong”: si pronuncia “ci-kung” e si traduce con "energia interiore" o "energia vitale".

Qi Gong marziale e terapeutico
Con il termine Qi gong vengono indicate pratiche anche molto diverse, esiste infatti anche un Qi gong marziale, associato alla rottura di tavolette e altre simili pratiche. Il Qi gong marziale (in Qi gong) si esprime in aspetti anche piuttosto impressionanti e non sempre salutari per l’organismo; alcuni esercizi consistono per esempio nell’appoggiare la punta di una lancia alla base del collo e nell'esercitare una pressione fino a spezzare la stessa lancia, oppure nel sopportare la rottura con un grossa mazza di assi di cemento appoggiate sulla fronte o sul braccio. Queste pratiche, che richiedono anche uno sviluppo particolarmente efficace dell’apparato muscolare (per evitare la frattura delle ossa), rientrano comunque nel patrimonio della tradizione cinese e vanno inquadrate in un particolare contesto, quello appunto marziale. Infatti un guerriero che, prima di un combattimento, rompa una pietra liscia e compatta con un colpo della mano o faccia la verticale su due dita certamente intende impressionare l’avversario e mandare precisi segnali: mostrare di avere una forza ma anche un carattere non comuni e quindi preannunciarsi come un avversario temibile e bizzarro; del resto è piuttosto comune nel contesto militare impostare la guerra prima di tutto su un piano psicologico e fare di tutto per impressionare l’avversario. E' proprio in riferimento a questo antico contesto che si possono inquadrare gli esercizi di Qi gong marziale.
Più spesso tuttavia il Qi gong è costituito da pratiche legate a favorire il buon funzionamento degli organi interni, anche in relazione ad alcune concezioni antropologiche e filosofiche relative al Qi; è in questo senso che si parla di Qi gong in questo contributo. Il Qi gong non è un’arte marziale, pertanto non ha un legame diretto con il Wushu, tuttavia costituisce un aspetto particolare e prezioso della tradizione cinese e contribuisce efficacemente al benessere psicofisico della persona che lo praticata. Inoltre gli stili interni di Wushu, come il Taijiquan (o Taiji, impropriamente noto anche come Tai-Chi), fanno riferimento alla stessa idea di energia vitale, e al convincimento di poter caricare questa energia grazie a determinate sequenze di movimenti.
La gamma di esercizi del Qi gong terapeutico è particolarmente ampia e prevede sia esercizi in posizione statica (in piedi o seduti) sia in movimento, come anche vere e proprie forme di Qi gong. Nella pratica del Qi gong è particolarmente importante la concentrazione, forse proprio per questo si è soliti eseguire gli esercizi con gli occhi aperti, mantenendo l’attenzione appunto sempre desta, con lo sguardo rivolto in avanti (ma non in alto), magari concentrandosi su un punto fisso. La concentrazione, lo sguardo, la postura, la respirazione e gli eventuali movimenti sono tutti finalizzati a favorire una migliore circolazione dell’energia. I sottostanti paragrafi aggiungono altri dati e considerazioni in merito al tema dell’energia interiore, anche in riferimento a contenuti di tipo medico. Solitamente i praticanti di Taijiquan sono anche praticanti di Qi gong, infatti in questa disciplina si esercitano nella concentrazione, nella respirazione lenta, profonda ed armoniosa, nella calma e nel mantenere la muscolatura decontratta, tutti aspetti tecnicamente rilevanti anche nella pratica del Taiji.
Aspetti storici ed interculturali del Qi Gong
Il Qi gong affonda le proprie radici oltre 2.000 anni fa, all’epoca della dinastia Han (206 a. C. – 220 d. C.); periodo al quale risale il rotolo di Mawangdui (nella provincia di Hunan) raffigurante oltre 40 esercizi ginnici per mantenere la salute e curare precise malattie. Questo documento è particolarmente importante perché riporta raffigurazioni, costituendo quindi un antichissimo manuale di riferimento per i praticanti; non si tratta tuttavia della testimonianza scritta più antica sulla pratica di esercizi ginnico-respiratori in Cina: è infatti decisamente anteriore la testimonianza di Zhuang-zi – filosofo del IV sec. a.C.- riportata nel XV capitolo dell’omonimo libro.
Il Qi gong può ricordare lo Yoga in quanto in entrambi i casi si pone particolare attenzione a determinate posture o esercizi ginnici, oltre che alla respirazione e ad una particolare concentrazione; si tratta però di discipline che si sono sviluppate in modo indipendente. La conoscenza dello Yoga è infatti legata in Cina al Buddhismo, tradizione che si diffuse successivamente al Qi gong e molto lentamente, conoscendo comunque un particolare impulso grazie al monaco indiano Bodhidharma che, entrato in Cina nel 527 d.C., introdusse nel monastero di Shaolin numerosi esercizi di riscaldamento e allungamento provenienti appunto dallo Yoga.
Il Buddhismo viene considerata la più antica formalizzazione dello Yoga, secondo questa tesi e volendo risalire fino a Siddharta Gautama (storicamente collocato all’incirca fra il 565 e il 486 a.C.) avremmo una maggiore antichità di questa disciplina rispetto al Qi gong, ma rimane il fatto che la tradizione hindu non sembra averne saputo dare una precisa formulazione così antica come quella cinese; è significativo a questo proposito che la formulazione classica dello Yoga a cui si è soliti rifarsi è lo Yogasutra di Patanjali (del V sec. d. C. circa). In ogni caso si tratta di discipline sorte in modo indipendente, legate nel corso dei secoli a successive reciproche “contaminazioni”, perlomeno nel senso che il Buddhismo in Cina è influenzato dal Taoismo, tradizione che a sua volta è alla base di vari aspetti del Qi gong e anche del Wushu. Inoltre la stessa scuola buddhista cinese Chan, caratterizzata da questi aspetti di sincretismo fra Buddhismo e Taoismo, approdando in Giappone con il nome di Zen si adatterà al contesto nipponico fino a pervaderne i più svariati aspetti della vita sociale e culturale, in questo caso abbiamo quindi un fecondo incontro fra tradizioni hindu, cinesi e giapponesi.
E’ interessante notare anche una sorta di fenomenologia universale dei metodi psicofisici, definibile dalla pratica di determinati esercizi ginnici o posturali abbinati a tecniche respiratorie e ad un particolare tipo di concentrazione, spesso legata a percorsi interiori e meditativi e talvolta abbinata alla ripetizione litanica di determinate formule. Questo tipo di pratiche è presente non solo nello Yoga, nel Qi gong e nello Zen ma anche presso gli esicasti cristiani e alcuni sufi musulmani; nonostante quindi la distanza nel tempo, nello spazio e nelle rispettive giustificazioni ideologiche assistiamo in merito a queste tecniche ad una particolare convergenza metodologica, fenomeno interessante anche all’insegna della possibilità di un dialogo interculturale.
Respiro lento e mente calma
Una caratteristica del Qi gong (come peraltro anche del Taji) è il respiro lento e profondo con un fondamentale riferimento al tan tien (cioè in pratica al baricentro) che valorizzi un corretto uso dell'addome nella respirazione, tuttavia secondo un parametro soggettivo: le caratteristiche della respirazione del singolo praticante. Il praticante dovrà apprendere dal maestro le tecniche senza però cercare di riprodurre lo stesso tipo di respirazione del maestro; dovrà piuttosto trovare il proprio ritmo di respirazione, con un ciclo lento, armonioso e continuo, senza momenti di apnea. A differenza del Wushu, dove la didattica è essenzialmente basata sull’apprendimento per imitazione, fino a riprodurre esattamente determinate sequenze così come sono state tramandate e codificate, nel Qi gong abbiamo sì l’apprendimento di precise ad antiche tecniche ma una componente importante è anche la personalizzazione; perlomeno in riferimento al respiro ed alla concentrazione. Un’altra caratteristica fondamentale del Qi gong è infatti la concentrazione, che può essere facilitata da determinate visualizzazioni, cioè immagini mentali. Ogni praticante potrà trovare “immagini” a lui più congeniali come anche esercizi soggettivamente più efficaci, che gli permetteranno cioè una percezione più intensa dell’energia; percezione ben nota ai praticanti di Qi gong e di Taiji e difficilmente spiegabile a chi non ne abbia fatto esperienza.
Aspetti ginnici del Taiji
Nella pratica del Taiji vi sono positivi effetti sull’organismo legati alla tonicità muscolare e alla elasticità o mobilità articolare, oltre che all’esercizio dell’equilibrio e della coordinazione motoria. Al di là di quello che potrebbe sembrare, nonostante la fluidità e quasi “evanescenza” dei movimenti che si compiono, la pratica del Taijiquan ha un deciso e quasi sorprendente incremento della tonicità muscolare, tanto da essere utilizzata per il recupero di persone che hanno subito incidenti e sono rimaste immobili per lungo tempo. In particolare sono da tempo noti i benefici del Taiji in relazione al recupero delle funzionalità delle ginocchia, dell’anca e della schiena; anche se va precisato che queste considerazioni sono legate soprattutto allo stile Yang. Per altri stili di Taijiquan potrebbero essere necessarie alcune puntualizzazioni, nel merito delle quali questo contributo non entra, a parte una piccolissima considerazione relativa allo stile Chen. La pratica dello stile Chen infatti, sia per l’esecuzione di alcune posizioni basse, sia per i caratteristici movimenti bruschi (che contraddistinguono questo stile) potrebbe non essere indicata in seguito ad alcuni eventi traumatici.
In merito invece a considerazioni relative all’influenza sull’organismo della pratica del Qi gong si rimanda al paragrafo sull’aspetto energetico sotto riportato.
Aspetti psicologici ed educativi
La pratica del Taiji e del Qi gong può avere interessanti effetti anche su altri piani: infatti l’abitudine al controllo della postura e della respirazione e al controllo del pensiero, possono costituire sane competenze (particolarmente legate alla capacità di autocontrollo) che il praticante può esportare in altri ambiti di vita. A questo proposito è interessante notare come in Cina corra voce che la pratica del Taijiquan presso i bambini sia a volte caldamente “orientata”; di fatto i bambini i quali (volenti o meno) praticano il Taiji ne conseguano effetti positivi in ordine alla gestione delle proprie emozioni e in particolare al controllo della propria aggressività. Insomma l’effetto rilassante della pratica del Taiji (e si può estendere il discorso anche al Qi gong) può avere significative applicazioni anche in riferimento a quei comportamenti problematici, che interessano sempre più il mondo giovanile (ma non solo), definiti da alcuni studiosi sotto la categoria di “analfabetismo emotivo”. Più difficile è motivare un bambino occidentale alla pratica del Taiji; l’universo dei valori e degli stimoli con cui i nostri bambini normalmente si confrontano li porta a preferire pratiche più “dinamiche”, come potrebbero essere anche gli stili esterni di Wushu. Ciò non toglie che se si trova, anche nel nostro contesto sociale, qualche bambino per temperamento o altro disponibile verso il Taiji, questa pratica gli farebbe solo bene. Per la cronaca la Polisportiva Dilettantistica Spartacus di Bologna ha annoverato un praticante di Taiji di 9 anni che ha conseguito la medaglia d’oro nel Taiji ai campionati regionali Fiwuk dell’11 marzo 2007 (con la forma 24 dello stile Yang), lo stesso atleta (questa volta quattordicenne) alla 14° edizione dei Campionati federali Europei di Wushu (Tallinn 2012) è risultato il terzo in classifica nel Taiji (oltre che medaglia d’argento nel bastone).
L’aspetto energetico in prospettiva interculturale
Oltre agli effetti sopra citati di tipo psicofisico il praticante di Taiji e di Qi gong, dopo una certa esperienza, arriva ad avvertire alcune sensazioni che la tradizione cinese riconduce alla “energia vitale” (o interiore) e che forse potremmo definire nei termini delle nostre conoscenze scientifiche, pur nei limiti di questa “traduzione” fra universi semantici decisamente diversi, come la percezione di un “campo magnetico”. E' possibile ipotizzare che gli antichi inventori di queste discipline avessero trovato il modo di agire sull’elettromagnetismo del nostro organismo, individuando metodi per effettuare una “carica” del relativo campo magnetico. A questo punto si potrebbero aprire ulteriori prospettive rispetto alle potenzialità terapeutiche che la medicina tradizionale cinese attribuisce a questa energia utilizzata per il buon funzionamento di determinati organi. In altri termini potremmo pensare che una volta che l’energia si sia “caricata” la si potrebbe utilizzare per risolvere alcuni problemi di ordine fisiologico; come se si sottoponesse un arto ad una sorta di terapia con radiazioni. Nel tempo e nelle culture pur con diversi termini sembra che in Oriente si sia giunti alla percezione e tematizzazione di una esperienza connessa al concetto di energia, concetto che nei termini delle moderne scienze risulterebbe appunto legato al fenomeno naturale dell’elettromagnetismo del nostro organismo (cfr. attestato a partire dagli storici esperimenti di Galvani sull’elettricità muscolare); sembra anche che alcune persone abbiano questo “potenziale” geneticamente più sviluppato e possano riuscire ad usarlo a scopo terapeutico. Rimane il fatto che una qualche energia legata al nostro organismo esiste ed è perfino riscontrabile attraverso i raggi X; a questo proposito è interessante notare come, alla luce di simili concezioni, negli anni ’60 l’esercito russo abbia effettuato un monitoraggio sistematico dei propri militari così da individuare (tramite radiografie alle mani) chi avesse su basi genetiche un notevole potenziale energetico (infatti in questi casi i raggi X vengono deviati, evidenziando una notevole “sfocatura” della lastra); in seguito questi soggetti, in tal modo selezionati, venivano avviati in seno all’esercito verso pratiche paramediche quali il massaggio e la fisioterapia. Non dimentichiamo che i russi hanno una buona conoscenza delle teorie e tecniche cinesi, sia del Wushu (con tanto di ottimi atleti in varie specialità) sia del Qi gong: non è un caso che il prof. V.G. Vogralik (Gorki, 1961) abbia dato un’interpretazione russa delle teorie cinesi sul Qi; sostenendo anche che questa energia vitale, passando per tutti gli organi, circoli nell’organismo e sia particolarmente importante per lo stato di salute del corpo e per la vita psichica.
Una trattazione sulle possibili applicazioni mediche di questa energia che si caricherebbe con la pratica del Taiji e del Qi gong potrebbe essere affrontata forse con maggiore efficacia da persone competenti in queste pratiche ma anche negli studi medici; in questo contributo ci si limita a sottolineare la fecondità di studi e applicazioni terapeutiche che sappiano coniugare le conoscenze scientifiche e mediche occidentali con le conoscenze della medicina tradizionale cinese (e magari anche di altre medicine tradizionali), per una concezione del benessere psicofisico più globale e probabilmente anche più efficace.
Per ampliare il ventaglio delle possibili interpretazioni è bene anche tener presente che, secondo alcuni studiosi, il concetto di energia interiore in realtà sarebbe più che altro un'astrazione senza un preciso riscontro fisiologico: sarebbe cioè un modo semplicemente per indicare che determinati esercizi giovano efficacemente a rilassare e ad incrementare e preservare la salute, contribuendo anche a fornire un'attitudine mentale all'autocontrollo.
Al di là di queste varie, possibili interpretazioni, rimane un dato empirico, attestato ininterrottamente nei secoli da un numero incalcolabile di praticanti: Taiji e Qi gong contribuiscono di fatto significativamente a migliorare il benessere psicofisico!
Taijiquan, origini ed energia
In riferimento ad alcune considerazioni sopra riportate sul tema dell’energia vitale si può tentare anche un’interpretazione della terminologia usata per indicare una specialità del Wushu: il “pugilato del grande inizio”, appunto il “Taijiquan”. Ora, senza nessuna pretesa di completezza o univocità, si potrebbe dire che questa tradizione marziale riconduca se stessa allo studio e all’applicazione di una energia considerata così efficace da poter essere paragonata all’energia delle origini; il tutto con un po’ di colorazione, di “esagerazione poetica” … di stile orientale.
Una interpretazione, diciamo meno positiva, potrebbe essere connessa alle origini di questa specialità del Wushu; a questo proposito risulta però opportuna qualche prerliminare precisazione, per sfronfare le tesi leggendarie in merito e giungere agli studi storici più accreditati.
Alcune fantasiose interpretazioni collocano infatti le origini del Taijiquan in epoche remote, con datazioni che oscillano tra il XV sec. fino al XII e addirittura all’VIII, attribuendone l’ideazione a personaggi leggendari quali: Zhang Sanfeng un monaco taoista del monastero di Wudang, che sarebbe vissuto nel XV secolo sotto la dinastia Ming, o un altro Zhang Sanfeng che sarebbe vissuto nel XII sec., sotto la dinastia Song e sarebbe stato alchimista sempre al monte Wudang, oppure Xu Xuangping un esploratore di poteri occulti vissuto nell’VIII secolo, sotto la dinastia Tang, o anche Li Daozi, vissuto sempre sotto la dinastia Tang (che regnò dal 1368 al 1644).
In realtà alcuni importanti studiosi cinesi, come Tang Hao e Gu Liuxin, hanno dimostrato che le origini del Taiji risalgono ad un famoso generale della dinastia Ming: il generale Qi Jiguang (1525 – 1587). Successivamente cominciò ad essere elaborato il primo stile di Taiji nel decennio compreso tra il 1660 e il 1760 ad opera di Chen Wanding (m 1714), discendente della nona generazione della famiglia Chen del villaggio Chenjiaguo; si trattava di un cadetto dell’Accademia Imperiale che venne distaccato a capo delle milizie civili nel distretto di Wen, nella provincia di Henan (dove sorge anche il tempio di Shaolin), nella Cina centrale. Chen Wangding ideò lo stile Chen combinando le tecniche di combattimento del generale Qi Jiguang e di altri stili di combattimento diffusi durante la dinastia Ming con antiche tecniche basate sullo studio dell’Qi e su esercizi di respirazione profonda. Questo stile fu portato avanti dai discendenti di Chen Wanding che erano, come il loro antenato, risoluti militari come risulta inequivocabilmente dallo studio dell'albero genealogico della famiglia (ricordiamo che uno dei Chen era un boia, altri erano guardie del corpo, porta valori ecc.).
Rispetto quindi a tale contesto originale il concetto di energia nel Taijiquan potrebbe anche essere interpretato nel senso che i primi praticanti di questa disciplina si attribuivano una "forza" talmente grande da permettere loro non solo di uccidere efficacemente gli avversari ma anche di rimanere impassibili pur dopo varie esecuzioni. Questa interpretazione pur possibile, nella variegata gamma di significato tipica delle tradizioni orientali, se non altro evidenzia il fatto che il Taiji abbia un sicuro effetto rilassante.
I dati della letteratura scientifica
Nel corso del Congresso nazionale 2001 dell’associazione Specialisti in Medicina dello Sport dell’Università di Chieti alcuni medici della Fondazione Matteo Ricci intervenirono in merito allo stato dell’arte sulle “ginnastiche mediche” cinesi nella letteratura scientifica, in riferimento a diversi studi condotti in: USA, Taiwan, Australia, Giappone, Hawai, Israele, Gran Bretagna, Cina. Durante il convegno si lamentatò la sostanziale assenza dell’Italia e più in generale dell’Europa rispetto a questo tipo di studi, oltre alla mancanza di collegamento tra i medici e le Università che si stanno aprendo in questo senso. I diversi articoli (37) presentati riguardarono vari campi di applicazione clinica, in particolare in riferimento alla geriatria. In sintesi si sottolineò l’efficacia del Taiji e del Qi gong per l’equilibrio posturale e l’elasticità dei movimenti, quindi anche per la prevenzione e riduzione delle cadute degli anziani (e delle relative fratture), ma anche per favorire le funzioni cardiorespiratorie, per riabilitare pazienti affetti da esiti di infarto acuto o affetti da artrite reumatoide, per ridurre il dolore, lo stress mentale ed emotivo e l’insonnia; si riscontrò anche come la pratica del Taiji e del Qi gong abbia positivi effetti in merito alla longevità, in quanto riporta lo stato di forma del soggetto a livelli analoghi a quelli di individui più giovani (da 3 a 10 anni). Inoltre studi su soggetti giovani (studenti) attestarono la validità dell’impiego del Taiji per incrementare la capacità di apprendimento.
Il convegno citato può essere ora considerato un evento "storico", successivamente seguito e confermato da innumerevoli altri studi e convegni; la relazione relativa ai dati qui sintetizzati è opera della Fondazione Mattteo Ricci (Dr. Ettore De Giacomo, Prof. Emilio Minelli, Dr. Camillo Schiantarelli). La Fondazione Matteo Ricci si richiama appunto al famoso missionario gesuita (1552-1610) che visse alla corte imperiale di Pechino come astronomo e matematico e fu consigliere e amico dell’imperatore, arrivando a creare un fecondissimo connubio tra le conoscenze del mondo occidentale e l’antica cultura cinese.
Successivi studi hanno poi attestato anche interessanti risultati della pratica del Taijiquan e del Qi gong rispetto al trattamento dell’osteoporosi, del parkinson, della spondilite anchilosante e delle altre malattie degenerative delle articolazioni.
Quindi il Taiji, pur non essendo nato nell’ambito della medicina tradizionale cinese, per le proprie peculiari caratteristiche risulta comunque decisamente significativo anche sul piano dell’incremento della salute, in efficace sinergia con la pratica del Qi gong, mantenendo al contempo un’efficacia sul piano squisitamente marziale (in particolare per quanto riguarda l’aspetto tecnico delle applicazioni e del Tuishou): in vari modi e su vari piani possiamo qiundi dire che il Qi, nelle pratiche che vi sono connesse, funziona!
A modo di conclusione
Sul Qi sono state già spese fiumi di parole da secoli, anzi da millenni, e le considerazioni qui riportate non pretendono certo di essere complete o esaustive; in modo non univoco sono state semplicemente proposte alcune direzioni di ricerca. Inoltre sono state fatte volutamente omissioni legate al carattere sintetico di questo contributo (ad esempio relativamente alla metafisica taoista e buddhista, alla fisiologia e alle concezioni della medicina tradizionale cinese, alle tecniche per la concentrazione e per la respirazione ...), tutti aspetti che si sarebbero voluti trattare ma che sono stati tralasciati per non appesantire ulteriormente la lettura di questo articolo. Altre omissioni sono state invece volute, in quanto ritenute direzioni di ricerca non remunerative: in particolare eventuali considerazioni del Qi di ordine "misticheggiante", che sembrano più prossime alle operazioni commerciali delle sette che al senso che la tradizione cinese antica e recente attribuisce propriamente al Qi.
Tutte le considerazioni qui riportate sono frutto di attenti studi ma più ancora sgorgano dalla appassionata, costante pratica del Taijiquan e del Qigong, secondo il programma didattico svolto nella Polisportiva "Spartacus" di Bologna; programma che nasce direttamente da una pratica del Wushu (iniziata nel 1981) e soprattutto dall'esperienza sul campo in Cina, a partire dai primi anni '90, sia presso l'Istituto di Educazione Fisica di Pechino sia al mattino presto in quella efficacissima palestra costituita dai parchi pubblici. I parchi sono infatti frequentati dagli assidui ed esperti praticanti cinesi, che di generazione in generazione tramandano con scrupolosa fedeltà le varie tecniche del Wushu e del Qi Gong; con una consegna ininterrotta che ci riporta indietro nel tempo per oltre tre millenni, in quanto ci ricollega a testimonianze scritte di una attività ginnica in Cina attestate nell'XI secolo a.C.! Una sperimentazione per una arco di tempo così prolungato portata avanti ininterrottamente da una quantità così vasta di praticanti è perlomeno garanzia di una straordinaria efficacia del Qi gong e del Wushu (il cui stile più praticato è il Taiji Yang), pratiche percepite così efficaci da essere tradizionalmente associate alla fenice, simbolo di eternità; come a dire: chi coltiva tali discipline è inserito in tradizioni così ampie ed efficaci che non potranno mai finire!

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