QI GONG via per la quiete ... per chi ne è privo

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L’antica storia della Cina ha conosciuto periodi oscuri, tragicamente segnati da forti rivalità e atroci conflitti, come il periodo degli “Stati combattenti” (453 – 221 a.C.), ma proprio in un’epoca così buia sorsero numerosissime correnti di pensiero (dette Cento scuole) e importanti filosofi, come i confuciani Mencio e Xunzi e il taoista Zhuangzi (IV sec. a.C.), filosofo ispirato e pacifico che nell’omonimo libro testimonia la consolidata prassi di esercizi ginnico-respiratori, ispirati anche a movimenti di animali, volti a perseguire il benessere psicofisico.

L’antichissima disciplina cinese del Qi Gong terapeutico può quindi essere connessa ad una ricerca di benessere, pacificazione e rasserenamento da parte di chi, per condizioni storiche, sociali o personali, era ben lontano dallo stato di quiete e proprio per questo era fortemente motivato ad avvicinarvisi.

Cambiando i tempi cambiano i problemi contingenti ma anche oggi le occasioni di tensione, insoddisfazione, stress, angoscia, paura, insicurezza … non mancano, così come anche oggi l’animo umano ha sete di positività, calma, serenità, profondità, pacificazione e anche a noi la tradizione straordinariamente collaudata del Qi Gong può dare risposte tanto interessanti quanto semplici, modulando sapientemente alcuni “ingredienti naturali”: respiro, concentrazione, postura e stasi o movimenti morbidi.

Lungi dall’essere meta o disciplina iniziatica per eletti autoperfezionatisi il Qi Gong rimane via semplice, naturale, alla portata di tutti. Non è un bene commerciale anche se è possibile farne commercio, infatti è possibile deturpare qualcosa di bello per fini poco nobili ma il “ben-essere” non coincide con il “ben-avere”, non è ricetta facile per successi immediati e strepitosi, come vorrebbero certe regole di mercato, non scende a patti con la logica del “tutto e subito”, non è un assoluto, né via esclusiva: sia perché non è certo l’unico percorso di pacificazione, sia perché si può ben combinare con altre pratiche, come il Taijiquan o anche la frequentazione dell’ambiente naturale (per esempio nell’escursionismo).

Il Qi gong è legato ad una concezione globale della salute che non si concentra solo su aspetti fisici ma considera la persona nella sua interezza e profondità, considerando pure la sua connessione con gli equilibri cosmici nei quali siamo inseriti; in questo senso si potrebbe parlare di una prospettiva olistica (da “olos” = tutto), non nell’abusato senso magico-esoterico troppo spesso attribuito a questo termine ma nel senso proprio della disponibilità ad una visione ampia, veritiera, schietta … che per noi occidentali significa anche apertura al dialogo con prospettive altre nello spazio e nel tempo, dalle quali pure possiamo imparare.

È semplicemente via possibile, lenta, pacifica, accessibile a chiunque voglia dedicarvisi con pazienza, determinazione e pure umiltà -nel lasciarsi guidare da un praticante esperto, che a sua volta ha ricevuto da altri un testimone ininterrottamente trasmesso nel corso di oltre due millenni- orientandosi a quella quiete … che non si possiede.

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