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Senza la minima pretesa di sistematicità e completezza ma semplicemente in relazione alla forte interazione che caratterizzava i vari aspetti dell'antica società cinese può essere utile una piccola immersione nel ricco mondo delle tradizioni filosofiche cinesi. Interconnessione sottolineata dal famoso detto cinese: "studi letterari e preparazione marziale sono i doveri del gentiluomo". Se nel contesto moderno la "preparazione marziale" si esprime nell'ambito della pratica sportiva o amatoriale delle varie specialità del Wushu gli studi letterari di cui si può utilmente nutrire il praticante di Wushu rimangono, almeno in parte, gli stessi sui quali si sono formati gli stessi praticanti cinesi per molti secoli. In quest'ottica si ritiene più remunerativo attingere il più possibile alle sorgenti, quindi ai testi classici piuttosto che agli scritti di coloro che, pur argutamente, li sintetizzano o elaborano o propongono ulteriori sistematizzazioni. Pertanto in questa sede, tralasciando i moderni trattati o manuali sul Wushu Kungfu o sul Qi gong, ci si limita solo a ricordare qualche classico dell'antica letteratura cinese scegliendo, in modo evidentemente opinabile, fra una letteratura sterminata.

Un antichissimo testo che ha avuto un enorme influsso nella tradizione cinese è l'I - Ching, il Classico dei Mutamenti, conosciuto come libro di vaticini ma leggibile con più profitto in chiave psicologica e filosofica nella convinzione, peraltro assunta da questo sintetico ed enigmatico testo, che noi stessi siamo gli artefici del nostro destino, in particolare nella misura in cui sappiamo con duttilità adattarci alle circostanze nel modo più remunerativo.

Questa ed altre valenze di fondo dell'I-Ching sono state sviluppate in modo particolare dalla tradizione taoista, a partire dai tre grandi testi che rappresentano le basi di questa corrente filosofica: il Tao-Te-Ching (o Daodejing) il Zhuang-zi (o Chuang-tzu) e il Liezi. E' indubbio che significativi aspetti del Wushu e del Qi gong hanno una precisa relazione con alcuni contenuti di questi testi, anche se, a differenza delle abituali aspettative del moderno lettore occidentale, non abbiamo qui facili ricette o magiche scorciatoie che ci portino rapidamente ad una crescita tecnica e culturale; come sempre nel rapporto con l'Oriente e nella costruzione di percorsi significativi è richiesta pazienza, costanza, profondità e docilità.

Di tutt'altra impostazione ma sempre fondamentale nella tradizione cinese è il testo dei Lunyu, i Dialoghi di Confucio, la principale fonte della tradizione filosofica che ha avuto il maggior influsso nella società cinese: il Confucianesimo. Se i testi sopra citati ci possono consegnare sollecitazioni utili per capire meglio alcuni aspetti di fondo e determinati elementi tecnici del Wushu questo classico confuciano ci può utilmente orientare piuttosto nell'ambito delle relazioni interpersonali: dall'ambito familiare, a quello lavorativo, sportivo ... visto che Confucio si dedicò ad indicare il percorso ideale dell'uomo di animo nobile che si spende per il bene comune.

Dopo Confucio abbiamo altri importanti autori che diedero vita a successive elaborazioni, come per esempio Mencio e Moze. Inoltre può risultare utile anche le lettura dei classici della strategia militare cinese, a partire da quello che in tutta la letteratura mondiale è il più antico manuale di strategia militare: il famoso trattato sull'Arte della guerra di Sun – tzu, fino al trattato del suo discendente Sun Pin e ad altri ancora quali il trattato dei "36 stratagemmi" o quello del confuciano Xun –zi. Oltre al fatto, evidentemente, che le arti marziali cinesi hanno un rapporto importante con la tradizione militare cinese (basti pensare alla consuetudine della pratica in formazione, al saluto ecc.) questi manuali vengono da tempo riletti (evidentemente sempre con il dovuto discernimento e gli adattamenti del caso) anche in chiave filosofica, economica, politica ... come indicazioni utili per gestire la propria relazione con un gruppo (per esempio i propri allievi o gli altri praticanti della propria Scuola di Wushu) e quindi in definitiva anche per gestire la relazione con se stessi.

Ecco l'indicazione di alcune possibile letture di testi dell'antica Cina da cui si può trarre profitto per un precorso di formazione personale, spendibile nella pratica del Wushu come negli altri ambiti di vita. Le edizioni in lingua italiana sono varie; in relazione all'antichità e complessità di questi testi è evidente l'importanza di una buona traduzione (preferibilmente con il corredo del testo originale) e di un buon apparato critico: il pericolo di interpretare questi testi in base a categorie concettuali nostre e incongrue e quindi di fraintenderli è infatti sempre reale e da non sottovalutare.

Considerando l'uso che, da tempo, l'industria cinematografica ha fatto delle arti marziali cinesi può valere anche la pena di spendere qualche considerazione in merito. Di fronte ad una produzione tanto ampia quanto variegata possiamo premettere almeno due ordini di considerazioni: è lecito supporre che in genere l'interesse del produttore sia prima di tutto di ordine economico e commerciale, piuttosto che il voler rendere un servizio culturale e tecnico al Wushu, inoltre nell'universo del virtuale non è detto che la fama di un attore corrisponda ad una reale competenza (non è quindi detto che un attore noto come protagonista di film ispirati alle arti marziali sia effettivamente un buon praticante di Wushu). Infine pur parlando di cinematografia non s'intende in alcun modo, in questa sede, entrare nel merito di questioni di tecnica cinematografica; oltre al fatto che la valutazione di un film si presta evidentemente anche a considerazioni di ordine soggettivo, che possono comunque inficiarne e relativizzarne il valore.

Premesso ciò possiamo limitarci a due semplici segnalazioni, relativamente a due prodotti cinematografici nei quali il protagonista non è solo un noto attore ma anche un ex campione mondiale di Wushu: Jet Li. Stiamo parlando di "Hero" (2002) e di "Fearless" (2008), entrambi dello stesso produttore (Bill Kong) ed entrambi firmati da registi cinesi: Zhang Yimou (per Hero) e Ronny Yu (per Fearless); non che siano prodotti esenti da ridondanti effetti speciali o prestiti di ordine commerciale, che purtroppo non rendono giustizia al patrimonio del Wushu, ciononostante il rapporto fra: resa cinematografica, aspetti tecnici marziali ed anche contenuti di ordine storico, culturale, filosofico e pure etico ... ci consegna un risultato apprezzabile.

"Hero", sotto la raffinata regia di Yimou (a cui nel 2008 è stata affidata la coreografia della cerimonia d'apertura delle Olimpiadi di Pechino), è un film piuttosto "cinese": in prima battuta infatti ciò che sembra chiaro risulta poi non esserlo, in un continuo ribaltamento di prospettive. La vicenda è collocata nel travagliato periodo storico che porterà il sovrano del regno di Qin a divenire il primo imperatore della Cina, noto come Qin Shi Huangdi (regnò sull'intera Cina dal 221 al 210 a.C.); rispetto al sovrano si pone l'enigmatica e complessa figura di un eroe, impersonato appunto dall'attore - campione Jet Li, il tutto è raccontato con una fotografia sensazionale. In un qualche modo il misterioso "eroe" arriverà ad incarnare un tipico principio della filosofia confuciana: il più alto obiettivo da perseguire non è il proprio personale progetto ma il bene comune.

"Fearless" è il racconto intenso e coinvolgente della travagliata ma interessante vicenda del famoso Maestro di Tianjin: Huo Yuanjia (1868 -1910); forse con il piccolo difetto di non soffermarsi tanto su un aspetto storicamente molto significativo del suo operato: l'aver dato vita ad una associazione sportiva di Wushu (Jinwu), tuttora non solo attiva ma diffusa in oltre 50 paesi, con l'intento di diffondere le arti marziali cinesi non semplicemente per incrementare la salute dei praticanti ma anche per delineare un percorso formativo ispirato a precise valenze educative.

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