PERCHE' UNA CLASSIFICA NON DEVE ESSERE ALTERATA

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Come in tutte le attività

nelle quali si deve rendere conto a qualcuno in merito a competenze acquisite,
il momento della verifica finale, della valutazione, è un momento delicato e
importante anche nella pratica del Wushu: questo momento si presenta in
occasione degli esami, interni alla propria scuola o federali (per accedere ai
gradi di maestro), oppure nel corso delle competizioni. In questa sede ci
limitiamo ad alcune considerazioni relative all'ambito delle competizioni; si
tratta sicuramente di un importante momento di verifica delle competenze degli
allievi ma inevitabilmente anche dei relativi maestri e certamente pure degli arbitri.

E' soprattutto il ruolo di  questa ultima categoria che
evidentemente va considerato con particolare attenzione. La valutazione è
notoriamente un processo particolarmente complesso, che presenta
inevitabilmente margini, anche rilevanti, di soggettività e quindi pure di
errore, e che influisce fortemente (in positivo o in negativo) sulle persone
che vengono valutate.

Da tempo gli studi di
docimologia in ambito pedagogico e psicologico hanno messo in luce oggettivi
aspetti di limite del procedimento valutativo; basti pensare agli studi ormai
storici di alcuni psicologi statunitensi sull'effetto "Pigmalione". Il termine
deriva dal mito greco di Pigmalione, il re che ottenne dagli dei il dono della
vita per la statua che aveva scolpito e di cui si era innamorato. Robert
Rosenthal e Lenore Jacobson condussero un'accurata ricerca dalla quale risultò
che nel contesto educativo (e non solo) le aspettativa degli insegnanti sulle
capacità degli allievi possono funzionare come una "predizione educativa
auto-realizzantesi". La ricerca di Rosentahl e Jacobson confluì in un libro,
pubblicato nel 1968,  che rese nota la
loro acquisizione, da tempo recepita come solida e indiscussa nel panorama
degli studi psico-pedagogici. Ecco come si svolse la ricerca: furono estratti a
sorte i nomi del 20 per cento degli alunni di una scuola elementare, poi furono
informati i maestri che questo 20 per cento dei loro alunni  aveva evidenziato

un potenziale intellettuale insolitamente alto.

Dopo otto mesi i quozienti intellettivi di questi alunni
"speciali" erano notevolmente aumentati rispetto a quelli degli altri alunni.
Le aspettative dei maestri sulla capacità intellettuali degli alunni ritenuti
"geniali" (ma scelti a caso) avevano realmente portato a migliorare nettamente
le loro prestazioni. Prima ancora di aver verificato le rispettive competenze
un insegnante tende a farsi un'idea dei propri allievi, ciò può avvenire in
base a molteplici fattori e in modo pressoché non consapevole. Il ceto sociale
di provenienza, la situazione familiare, l'eventuale appartenenza a particolari
etnie ... insomma tanti elementi lo porteranno ad avere differenti aspettative, a
presupporre un certo livello culturale e ciò andrà poi a condizionare il
processo educativo.

E' evidente che quanto è
stato constato nell'ambito educativo può valere anche per l'ambito sportivo,
almeno per il fatto che anche lo sport dovrebbe contribuire al processo della
maturazione globale della persona! Quindi il convincimento preliminare
dell'arbitro influisce sull'atleta; è chiaro che ciò può valere sia in positivo
sia in negativo. Facciamo un esempio concreto: un ufficiale di gara che sia
convinto della qualità degli allievi della sua stessa Scuola di Wushu potrebbe
essere involontariamente portato a sopravalutarli qualora dovesse trovarsi a
valutarli. In base allo stesso tipo di dinamiche l'ufficiale di gara che si
trovasse a valutare gli atleti di una Scuola di Wushu, che a suo avviso proponga
un insegnamento di moderata qualità, sarebbe portato a sottovalutare tali
atleti. Tutto ciò potrebbe avvenire senza che i soggetti di questo procedimento,
nel nostro caso gli arbitri, ne siano del tutto consapevoli; in ogni caso le
valutazioni andrebbero comunque ad incidere sul morale, l'autostima, la
motivazione degli atleti. Un'eventuale sottovalutazione (soprattutto se
reiterata) manderebbe infatti un messaggio falso e negativo, percepito, più o
meno inconsciamente, non solo dall'atleta in questione ma anche da genitori,
compagni, avversari, tecnici ... insomma da tutti, con effetti psicologicamente e
pedagogicamente negativi: alcuni giovani atleti sono arrivati perfino a volersi
ritirare da una pur lunga pratica del Wushu proprio in seguito a problematiche
arbitrali!

Alcuni accorgimenti potrebbero tuttavia prevenire o arginare eventuali problemi:

l'accorgimento  fondamentale consiste innanzitutto nel rispetto
dei regolamenti (cfr. anche il "Codice di comportamento sportivo

al n. 9 "Principio di imparzialità" e al n. 10 "Prevenzione dei conflitti di interessi").

Ecco una piccola considerazione di ordine "tecnico": visto che il
compito degli ufficiali di gara è di "giudicare indipendentemente" è importante
anche che gli arbitri siano possibilmente tra loro distanti o che comunque non
possano vedere il numeratore di un collega, chiamato a valutare nello stesso
gruppo arbitrale. Inoltre la gara non può corrispondere ad un corso per
arbitri, è un momento decisionale, non formativo: pertanto anche se fossero
presenti ufficiali di gara meno esperti, insieme a ufficiali di gara con
maggiore esperienza, il  voto deve essere
comunque simultaneo ed indipendente. Ciò significa, evidentemente, che un Udg
con più esperienza non può preparare prima il proprio numeratore facendo in
modo che altri possano vederlo e copiarne il numero e significa pure che gli
eventuali scambi di parere e confronti fra Udg devono essere assolutamente
veloci, per non correre il rischio di svolgere un'opera di condizionamento.

Quindi dopo una breve riunione iniziale
organizzativa e dopo una consultazione successiva alla prestazione del primo
atleta della categoria che si arbitra non dovrebbero esserci altri momenti di
confronto fra gli ufficiali di gara; a meno che il capo giudice non ravvisi
gravi errori nella valutazione, consistenti per esempio nel tardare
nell'esibire il proprio numeratore e adattarlo all'ultimo momento al voto già
esposto da un altro ufficiale di gara o comunque nell'esporre valori
particolarmente difformi da quelli di tutti gli altri Udg e in ogni caso
fortemente inadeguati rispetto alla prestazione dell'atleta.

Se i regolamenti prevedono
che il capo giudice possa modificare il voto di un Udg (alzandolo o
abbassandolo) e addirittura rimuovere un Udg dal proprio incarico, evidentemente
l'esperienza insegna che sono possibili situazioni problematiche rispetto alle
quali diventano necessari determinati provvedimenti; del resto anche nella
giurisprudenza una norma nasce sempre per regolamentare una situazione
esistente, non certo un evento impossibile! Tutto ciò richiede alla figura
della capo giudice non solo una perfetta conoscenza dei regolamenti ma anche
una grandissima capacità di mediazione e soprattutto, all'occorrenza, una
imprescindibile autorevolezza!

Purtroppo questioni contingenti
possono portare a far coincidere figure che di per sé dovrebbero essere
nettamente distinte: un basso numero di arbitri ed un alto numero di atleti
potrebbe portare un maestro ad arbitrare in competizioni nelle quali siano
presenti i propri allievi. Questo caso
tra l'altro è anche quello che maggiormente si avvicina al contesto nel
quale si è evidenziato "l'effetto Pigmalione", cioè il contesto scolastico.
Infatti nella misura in cui l'allenatore coincida con l'ufficiale di gara, si
assommano nella stessa figura sia la responsabilità valutativa, sia la
responsabilità formativa, così come avviene nella figura dell'insegnante.

E' ovvio peraltro che le
variabili problematiche sono tantissime: potrebbe essere il problema della
qualificazione degli arbitri e del loro aggiornamento oppure di figure di Udg
che  si trovano a valutare atleti della
loro Società o di Società verso le quali nutrono scarsa stima o ancora, in
relazione alla grande varietà delle specialità del Wushu, il caso di un Udg che
si trovi a valutare uno stile che personalmente non pratica e di cui ha scarsa
conoscenza. La realtà consegna sempre vari e oggettivi limiti, rispetto ai
quali la capacità di discernimento e di adattamento, la buona volontà, la
correttezza e un limpido spirito di servizio possono fornire contributi
risolutivi. La funzione valutativa, come peraltro la funzione formativa,
corrispondono all'esercizio di un potere, che può essere a seconda delle concrete
circostanze più o meno rilevante ma comunque sempre influente. Un ufficiale di
gara potrebbe conoscere alla perfezione regolamenti, codici, tecniche ecc. ma
purtroppo la conoscenza non basta a spingere ad un agire virtuoso. Infatti nonostante
il convincimento del buon Socrate, persona in effetti limpida e volenterosa, purtroppo
molte volte la storia ha dimostrato che persone dotate di tante e buone
conoscenze non sono state coerenti rispetto al bene conosciuto. Alla propria
formazione quindi l'Udg deve aggiungere la precisa disposizione ad usare il "potere",
grande o piccolo di cui è depositario, rispettando la deontologia connessa con
la propria funzione e a servizio del bene comune (le varie persone coinvolte
nella competizione in questione e la stessa Federazione presso la quale è
tesserato).

In conclusione possiamo
chiederci perché, in una qualsiasi competizione, una classifica debba essere
corretta e non alterata; domanda alla quale si potrebbe rispondere prima di
tutto con un'altra domanda: perché una classifica non dovrebbe essere corretta?
Si potrebbero poi aggiungere alcune motivazioni: perché la verità ha un valore
più alto della contraffazione, perché l'esercizio di una qualsiasi funzione è
vincolato ad una precisa deontologia e, soprattutto, perché incidere
negativamente sulla personalità di un giovane o anche solo correre questo
rischio (ricordiamo l'effetto Pigmalione in negativo) è qualcosa di
inammissibile. Non si tratta di una questione di puntiglio o di cavilli
formali, si tratta piuttosto di questioni di sostanza: la doverosa
responsabilità rispetto ad un incarico ricevuto per un servizio alla
collettività e il dovere, ancora più rigoroso, di non ostacolare o addirittura
danneggiare il percorso sportivo ma anche globalmente formativo di una persona
che sta attraversando tappe fondamentali della crescita.

Che il buon lavoro di tutti
i tecnici possa quindi favorire nel modo più limpido ed efficace la crescita
sportiva e umana di ogni atleta, grande o piccolo che sia!

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