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Il tecnico incaricato della didattica del Wushu,

che sia allenatore, istruttore o maestro, è sicuramente
chiamato ad un compito di alta responsabilità; non "solo" in ragione delle
complesse competenze che deve trasmettere ma anche in merito al come avviene
tale trasmissione.

Già la precisa conoscenza di precisi e raffinati schemi
motori, vista anche l'enorme varietà delle specialità del Wushu, non è certo
cosa da poco; richiede molti anni di pratica alle spalle, l'aver a propria
volta pazientemente assimilato da un buon maestro un adeguato complesso di competenze,
normalmente significativamente affinato anche nel confronto con  praticanti di altre Scuole (per esempio nei
centri tecnici e nel contesto agonistico). Questo aspetto, evidentemente, è già
di per sé particolarmente oneroso e rilevante ma non è tutto; in questa sede ci
soffermiamo un attimo su alcune considerazioni di metodo. La trasmissione di
competenze, in ambito motorio e non solo, non va intesa infatti come una mera
opera di "riempimento", come se avessimo davanti vasi vuoti da riempire con la
nostra traboccante pienezza. Il maestro di Wushu non ha davanti a sé vasi ma
persone, con precise potenzialità, caratteristiche e sensibilità; l'interazione
con i destinatari della propria didattica non è certo indifferente né
trascurabile. Da tempo i pedagogisti insistono sull'attenzione ai tempi e ai
modi di apprendimento degli allievi, spostando appunto l'accento dai processi
di insegnamento ai processi di apprendimento, cioè sottolineando l'importanza
degli allievi. In ultima analisi un processo didattico, sia che avvenga in un'aula
scolastica sia che avvenga in una palestra, è un'attività particolarmente
complessa nella quale entrano in gioco in modo rilevante anche fattori umani,
dati dalle interazioni fra le persone coinvolte in tale processo: insomma il
docente è chiamato ad una efficace attenzione alle persone. E' interessante
peraltro che questo tipo di attenzione non è raccomandata solo da moderni
pedagogisti o psicologi ma è caldeggiata sin dall'antichità: basti pensare ad
un testo classico della tradizione buddhista, che ha avuto ampia diffusione
anche nell'antica Cina, il "Sutra del loto". In un contesto  evidentemente diverso (la trasmissione della
dottrina buddhista al posto della trasmissione di competenze motorie) in questo
"Sutra" viene fortemente sottolineato proprio il sapersi adattare alle concrete
possibilità di apprendimento degli allievi che si hanno di fronte.
Evidentemente questo principio generale andrà applicato nella didattica del
Wushu rispetto ai precisi contesti nei quali il tecnico si trova ad operare,
sta qui una parte importante del ruolo e delle capacità del tecnico. Non è
certo un compito facile: si possono fare dei danni non solo insegnando
movimenti non corretti (e questo non è certo cosa da poco) ma anche insegnando in
modo non adeguato se non addirittura non corretto. Come ciò possa verificarsi
dipende chiaramente dai concreti contesti in cui si opera, comunque si può
evidenziare qualche accorgimento fondamentale per sviluppare una didattica
maggiormente efficace, oltre che deontologicamente corretta. Attenzione ai
propri allievi significa infatti calibrare la propria lezione rispetto alla
precisa tipologia di persone che stanno frequentando quella tale lezione: è
vero che le si deve portare a precisi standard, che non possono essere
alterati, ma è altrettanto vero che a quelli standard vanno portate quelle
precise persone che si hanno davanti, perciò se ne dovrà trovare il modo e il
tempo con pazienza, tenacia e magari anche con un pizzico di fantasia. Si dovrà
saper motivare i propri allievi, si dovrà insieme a loro saper "masticare
amaro", secondo l'antico monito della tradizione didattica del Wushu, si dovrà
puntare a farli crescere; ciò vale non solo per i più giovani allievi ma per
allievi di ogni età. Una seria formazione non può che essere infatti globale e
permanente e poiché per formare bisogna essere formati, a questo continuo
lavoro sono chiamati allievi e maestri allo stesso tempo. Fra i propri
strumenti di lavoro quindi il maestro di Wushu dovrà certamente annoverare
precise competenze di tipo sportivo (che nel caso del Wushu vanno sicuramente
arricchite con preziosi elementi di ordine culturale e filosofico) ma anche di
una particolare attenzione didattica ed educativa. Può essere forse presa a
questo proposito l'immagine usata dal poeta Gibran Kahlil Gibran per descrivere
il compito educativo dei genitori: "Voi siete l'arco dal quale, come frecce
vive, i vostri figli sono lanciati in avanti." Allo stesso modo un tecnico di
Wushu non è chiamato a plasmare a propria immaginare i propri allievi o a
schiacciarli con autoritarismo ma a promuoverne la crescita, facendo di tutto
per portare gli allievi al proprio stesso livello o comunque al massimo delle
loro potenzialità: la freccia è fatta per essere lanciata, così come la persona
è fatta per crescere!

 

Nella foto il maestro Albieri, noto per le proprie alte competenze non solo tecniche

ma anche sapientemente educative.

 

 

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