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La gru "... batte tre volte le ali":

sto eseguendo la forma del Qi Gong della gru su un
esiguo terrazzino di arenaria sospeso su una selvaggia parete, sopra di me un
falco sta volteggiando in quello che è il suo ambiente ... ma anche il mio. Sono
salito quassù superando il bosco per tracce ripide e scoscese e arrampicando
senza corda su passaggi un po' pericolosi esposti e friabili, ma che conosco
bene da tempo e che so di poter padroneggiare. Il sole filtra fra i rami di un
leccio abbarbicato alla parete, non vi sono altri rumori se non quelli della
natura: è un contesto ideale per la pratica del Qi Gong; solitudine, silenzio e
un bel ambiente naturale non sono indispensabili, né muovono automaticamente le
nostre migliori risorse ma rimangono un buon aiuto, che sta a noi saper
"attivare".

Claudio, secondo la tradizione cinese, ci ha
insegnato a coltivare "pensieri positivi" per una corretta pratica del Qi Gong
o degli stili interni del Wushu (a partire da quello più noto e diffuso, il
Taiji).

La classificazione di un pensiero come positivo avviene secondo
parametri sostanzialmente soggettivi: è il singolo praticante che deve
richiamare immagini mentali che gli risultino rilassanti; potrebbe trattarsi di
ricordi personali, di immagini rasserenanti di ambienti naturali o anche di
altro (opere d'arte ritenute soggettivamente significative o anche immagini
fantastiche ...) in ogni caso dovrebbe trattarsi di immagini mentali che
risultino rilassanti per il praticante in questione. Le tecniche per favorire
la concentrazione sono particolarmente utilizzate nelle tradizioni Yoga e
Buddhiste, con precisi esercizi talvolta piuttosto raffinati: un esercizio
semplice consiste nell'individuare un punto, un oggetto, e fissarlo
costantemente con attenzione, un'altra pratica consiste invece nel ricostruire
mentalmente ogni singolo dettaglio di complicate immagini utilizzate
nell'iconografia Buddhista oppure nel raggiungere uno stadio caratterizzato
dall'assenza di pensieri o immagini mentali. Quest'ultima tecnica risulta
significativa in riferimento alla tematizzazione Buddhista ma anche Taoista
sulla vacuità, cioè sul significato positivo del vuoto; si tratta di un aspetto
della metafisica orientale alquanto ostico agli occidentali, piuttosto eredi
della distinzione parmenidea fra Essere e Non-essere, dove l'Essere è
tematizzato come positivo e il Non-essere come negativo. Senza addentrarci in
questi complessi meandri della metafisica possiamo pragmaticamente registrare
il semplice fatto che millenni di esperienza di milioni di praticanti hanno
contribuito ad elaborare tecniche funzionanti (perlomeno per il fatto di essere
state mantenute per tanto tempo), concretamente efficaci per portare ad uno
stadio mentale e psichico di calma. Non entro qui nel merito di sottolineare
particolari possibili sinergie o applicazioni in campo spirituale, mi limito a
ricordare che è possibile utilizzare schemi antropologici in riferimento ai
quali l'uomo non è sezionato in comparti fra loro non comunicanti (concezione
globale e unitaria della persona utilizzata anche nell'antropologia biblica) e
che le antiche concezioni mediche dell'India e della Cina tendono a
sottolineare le interconnessioni fra i vari aspetti che definiscono l'essere
umano. In altre parole è possibile pensare corpo, mente, psiche e spirito come
entità che agiscono fra loro in sinergia o perlomeno che potrebbero e magari
dovrebbero agire in sinergia; ne consegue che alcuni contenuti e alcune
tecniche significative in riferimento all'ambito psicofisico potrebbero essere
significativi ed utilizzabili anche in riferimento all'ambito spirituale. A mio
avviso ciò può avvenire, per chi vuole, nella pratica personale del Qi Gong
nella misura in cui il praticante trova per sé utili e rasserenanti alcune
immagini mentali o contenuti legati alla spiritualità; peraltro la tradizione
cinese ci ha lasciato molte attestazioni di un certo tipo di rapporto fra
pratiche psicofisiche e ricerca spirituale, pensiamo ad esempio ai monaci
Taoisti abituati ad utilizzare pratiche di tipo ginnico  e respiratorio all'interno di una percorso di
ricerca spirituale. Rimane poi possibile anche l'utilizzazione di tecniche
tipiche dell'estremo Oriente in contesti religiosi di altre tradizioni; abbiamo
importanti attestazioni storiche in questo senso, basti pensare a musulmani
della tradizione sufi che sono stati praticanti di Yoga o alla nascita della
spiritualità esicasta nel Cristianesimo orientale (legata, secondo autorevoli
studiosi, all'interazione fra monaci cristiani e asceti indù praticanti di
Yoga). Personalmente ritengo tuttavia che questa applicazione di tecniche
asiatiche a contenuti spirituali (quelli che ciascuno vorrà scegliere) sia
possibile per il Qi Gong (come fanno gli stessi preti cattolici cinesi) ma non
per gli stili interni di Wushu, a causa della loro origine marziale. E' vero
che sia nel Qi Gong sia negli stili interni abbiamo un lavoro importante sulla
concentrazione, sul respiro, sullo sguardo ... e che in entrambi i casi si incrementa
quella che i cinesi chiamano energia vitale o interiore (appunto "Qi gong") ma
non dobbiamo dimenticare che chi ha inventato gli stili interni lo ha fatto per
ripassare precise tecniche marziali, a volte anche piuttosto invasive o
addirittura, se finalizzate, letali e ciò si addice poco ad un percorso
spirituale! Se sono consapevole del significato dei gesti che sto compiendo, e
secondo la tradizione cinese la precisa conoscenza delle applicazioni marziali
rimane un contenuto tecnico imprescindibile, difficilmente posso
contemporaneamente pensare di elevarmi spiritualmente o di interpretare tali
gesti in riferimento a significati completamente diversi rispetto a quelli
originari. Tale interpretazione sarebbe piuttosto discutibile sia sotto il
profilo della tecnica marziale sia sotto il profilo di una autentica ricerca
spirituale. Che poi alcuni stili di Wushu come il Taijiquan (ma di per sé anche
il Qi gong) possano essere utilizzati in proposte di tipo commerciale o
abbinati a contenuti esoterici ciò rimane vero, purtroppo, come è vero che ogni
cosa bella può essere sciupata ed utilizzata in modo improprio. Ciò non toglie
il valore ed il significato intrinseco che tali pratiche avrebbero e possono
continuare ad avere.

I normali
tempi di allenamento in palestra non consentono di indugiare più di tanto sul
Qi Gong (soprattutto per quanto riguarda gli esercizi in posizione statica);
una volta apprese le tecniche il lavoro forse più significativo da svolgere è
quello affidato alla pratica personale, possibilmente ogni giorno al mattino
presto, come a ricaricarsi prima di affrontare i doveri della giornata. Certo
rimane significativa anche la pratica del Qi Gong in gruppo e in formazione
(tipo a cerchio), soprattutto in un bel ambiente naturale ma non è questa la
mia esperienza abituale (a parte qualche piacevole eccezione).

Ricordo belle
esperienze di Qi Gong in posizione statica seduto in mezzo a folti boschi o su
tronchi caduti o rocce piatte in mezzo a ruscelli o torrenti, avvolto dal
silenzio o dal gorgoglio delle acque nel solenne tempio della natura; purtroppo
non è questo il contesto per me usuale di queste pratiche, svolte più spesso
nel silenzio del giorno incipiente in un angolo tranquillo della casa o di un
terrazzo nascosto fra i tetti. Anche l'esperienza di una forma di Qi Gong
eseguita su un'alta vetta dolomitica o su verdi prati di erba incolta è
decisamente suggestiva, come lo è del resto la pratica del Taiji in ambienti naturali
il più possibile incontaminati.

Ringrazio di
cuore il maestro Claudio Albieri per quanto mi ha trasmesso, perché so che ciò
ho ricevuto tramite lui è sano e solido e direttamente e limpidamente attinto
alle antichissime ma sempre feconde sorgenti della tradizione cinese; lo so per
esperienza diretta, non per meriti personali ma come quando si riceve un regalo.
Il permanere nella corretta postura in posizione statica o la ripetizione di una
precisa sequenza, abbinati ad una buona concentrazione e alla respirazione
lenta, profonda ed armoniosa costituiscono il Qi Gong come una pratica sana e
rilassante (come del resto la pratica degli stili interni di Wushu); l'essere
stati correttamente introdotti in queste pratiche è proprio un dono. Nella vita
quotidiana all'interno della nostra frenetica società il mantenere la mente
calma, almeno per quanto mi riguarda, non è certo qualcosa di facile o abituale,
al di là forse dell'apparenza, proprio per questo la pratica del Qi Gong può
essere preziosa. E' vero che rispetto ad altre realtà quali la solidarietà,
l'altruismo, la promozione umana, l'impegno per la giustizia e la pace ... il Qi
Gong non è che una piccola cosa; ma è anche vero che per dare bisogna avere
qualcosa da dare, per traboccare nella generosità bisogna prima lasciarsi
riempire, per coltivare un buon rapporto con gli altri è necessario prima
trovare un buon rapporto con se stessi. Per questo lavoro di maturazione e
crescita interiore vi sono sicuramente molte vie, una di queste, semplice, poco
appariscente, poliedrica, esigente  ma
funzionante viene dall'antica Cina: appunto il Qi Gong.

Sono sceso
sulla cengia sottostante dove ho montato un'amaca appesa al leccio sospeso nel
vuoto, è un buon posto per meditare: nella società del tempo accelerato occorre
anche sapersi fermare, come a rallentare i nostri ritmi per non esserne
travolti, occorre interrogarsi su cosa si sta facendo, conoscersi, scovare i
propri limiti e ... imparare a guardare in alto. L'assidua, paziente pratica del
Qi Gong può essere appunto uno strumento anche per questo; mentre la corretta
respirazione favorisce la buona ossigenazione del sangue, giovando a tessuti,  organi e apparati o, in termini orientali,
l'energia circola armoniosamente nei Jingluo, mentre insomma coltiviamo il
benessere fisico il lavoro della mente favorisce il benessere interiore. La
mente calma predispone alla pratica del Qi Gong e allo stesso tempo ne è un bel
frutto. Ora è meglio che recuperi l'amaca e scenda, il sole sta per coricarsi e
devo attraversare il bosco prima che faccia buio. Ci rivediamo in città
fratello sole, domani mattina ... con il Qi Gong.

Ferdinando Costa

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