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Questo
piccolo contributo (scaricabile anche in PDF da QUI) è costituito da schematici appunti, predisposti in occasione dell'aggiornamento
arbitrale FIWUK del 21 / 10 / '12 tenutosi a Fabbrico (RE); l'intenzione è quella di sottolineare in modo
pratico alcuni aspetti inerenti il lavoro degli Ufficiali di gara (Udg), con considerazioni
tecniche in riferimento ai Regolamenti Fiwuk (Federazione Italiana Wushu Kungfu),
a precedenti aggiornamenti arbitrali Fiwuk, Ewuf (European Wushu Federation) e Iwuf
(International Wushu Federation) e alla prassi delle competizioni in Italia, in
Europa e in Cina.

1. Ad un Ufficiale di gara occorre certamente avere "potere sul potere", il concetto è
preso in prestito dal filosofo Romano Guardini nel suo scritto "La crisi
dell'epoca moderna": come infatti, secondo Guardini, l'uomo moderno deve
divenire padrone delle proprie conoscenze scientifiche e del progresso
tecnologico per gestire positivamente questo potere, così gli Udg devono
esercitare con la massina trasparenza, onestà e responsabilità il loro potere,
anche per evitare di danneggiare il percorso formativo dei giovani atleti (cfr.
in merito l'articolo "Responsabilità e deontologia degli Udg" sul sito della
Polisportiva "Spartacus"). Lo stesso concetto in fondo è richiamato ad ogni
praticante all'inizio e alla fine di ogni lezione di Wushu dall'antica
simbologia del saluto con palmo e pugno (che significa come sappiamo che
la forza, rappresentata dalla mano destra chiusa a pungo, deve appunto essere
"coperta", cioè positivamente controllata); per "forza" possiamo intendere non
solo l'energia fisica ma anche appunto il potere che detiene ed esercita un
tecnico di Wushu. A proposito del saluto possiamo ricordare che il protocollo
d'ingresso degli atleti non prevede (da tempo) l'inchino (superamento
importante soprattutto rispetto ad alcuni aspetti storici del Wushu, in
particolare l'organizzazione delle società segrete), cosa che andrebbe
ricordata ad alcuni tecnici che invece lo fanno eseguire ai loro atleti
(articoli 10 e 20 del Regolamento per le competizioni nazionali di Wushu
moderno forme codificate, attualmente in uso - d'ora in poi lo chiameremo qui
R1-).

2.
Il corretto esercizio del proprio potere riguarda ogni Udg ma a maggior ragione
il Capo giudice, ecco un esempio pratico: in caso di manifesta e magari
reiterata grave disparità di giudizio di un Udg rispetto ai colleghi della
stessa pool arbitrale, e quindi di evidente errore di valutazione, è dovere del
Capo giudice intervenire, per esempio modificando il punteggio o richiamando
esplicitamente l'interessato ed eventualmente sostituendolo (rispettivamente
articoli 20 e 4.3 R1). Questa capacità di intervento lucida ed immediata è
fondamentale tanto più quanto il regolamento Fiwuk ha alzato a 300 € la somma
richiesta per un ricorso, almeno secondo il più recente regolamento attualmente
in vigore, quello relativo al "tradizionale", (da notarsi che la EWUF prevede per
il ricorso una quota di 150€) limitando di fatto la possibilità d'intervento
dei tecnici degli atleti e quindi aumentando la responsabilità del Capo
giudice.

3.
Un altro esempio pratico che riguarda il corretto operato degli Udg è dato anche
da semplici attenzioni, quali la loro collocazione a sedere e l'esposizione del
numeratore: poiché infatti il giudizio deve essere "indipendente" (R1
art. 4.5) è ovvio che gli Udg non possono sedere fra loro vicino o perlomeno
non devono avere la possibilità di vedere il numeratore dei colleghi prima che
sia esposto, come è ovvio che l'esposizione debba essere assolutamente
simultanea. Il caso, non raro, di pool arbitrali composte da Udg con grande
esperienza e da Udg con minore esperienza non deve portare a nessun tipo di
condizionamento nei confronti di chi abbia meno esperienza, anche perché
(purtroppo) non sempre grande esperienza equivale a grande correttezza! In caso
di errori tecnici dovrà provvedere il Capo giudice, come già ricordato. Per lo
stesso motivo, evitare cioè qualsiasi forma di condizionamento fra Udg, è bene
che la consueta riunione iniziale sia breve e funzionale alla competizione in
questione, l'evento agonistico non è certo la sede per un aggiornamento
arbitrale! Una valutazione imparziale
(cfr. R1 art. 4) dovrebbe prevedere che nessun Udg arbitri atleti della
propria regione o tantomeno della propria Scuola o propri parenti o (almeno per
buon senso) di Scuole con le quali palesemente ci si trovi in situazione di
rivalità (queste accortezze si possono ritenere adeguata applicazione dei
principi 9 e 10  del Codice di
comportamento sportivo, che figura fra i documenti fondamentali della
Fiwuk), peraltro nessun Udg dovrebbe arbitrare forme o stili che
personalmente non pratichi ... purtroppo lo scarso numero di Udg pone realistiche
deroghe a tutto ciò: questo rimanda ancora di più gli Udg ad un forte senso di
correttezza, deontologia e responsabilità. Va anche notato che il vecchio
sistema a 5 Udg con scarto del punteggio più alto e più basso tutelava l'atleta
da eventuali errori mentre nel sistema dei gruppi A e B (ed anche C) ogni
singolo voto confluisce direttamente nella media finale, anche se si trattasse
di una sotto valutazione o di una sopravalutazione: altro motivo che richiama
sia alla responsabilità degli Udg  sia
alla puntuale supervisione del Capo giudice. A proposito di indipendenza e
imparzialità possiamo anche notare come più gli Udg si sentono liberi rispetto
al proprio Maestro, più riescono a crescere tecnicamente; viceversa più si
sentono in situazione di sudditanza rispetto al Maestro più tenderanno ad
esprimersi in modo "partigiano" nelle competizioni, favorendo gli allievi della
propria Scuola.

4.
Valutazione delle forme > in merito alla questione delle differenti
interpretazioni della stessa forma fra Scuole diverse è particolarmente
utile il consiglio (Campionati Europei Tallinn 2012) dell'arbitro
internazionale Carmine Iacovolla: oggi abbiamo strumenti che possono
aiutare l'Udg a non dipendere esclusivamente dalla didattica del proprio
maestro oltre che ad unificare l'esecuzione ed interpretazione delle forme,
infatti con l'opportuno discernimento (sulla necessaria qualità tecnica)
Youtube (o simili strumenti) permettono di visionare e diffondere i video
delle varie forme, ciò è utile perché anche un ottimo tecnico ex agonista
difficilmente può ricordare alla perfezione tutte le possibili forme (oltre al
fatto che ne vengono codificate di nuove).

5. Il
Regolamento per le competizioni nazionali di Wushu moderno forme codificate
prevede la suddivisione degli Ufficiali di gara nei due gruppi A e B: il gruppo
A valuta la qualità dei movimenti e gli altri errori (deducendo i punti a
partire da 5) mentre il gruppo B valuta la performance (attribuendo
punti fino ad un massimo di 5, il punteggio massimo possibile sarebbe quindi
10, rappresentando evidentemente il massimo livello ad un campionato mondiale).

6. Il
Regolamento per le competizioni nazionali di Wushu Taolu optional (che qui
chiameremo R2) prevede la suddivisione fra i giudici del gruppo A, responsabili
della qualità dei movimenti, e i giudici del gruppo B, responsabili della
performance, in più abbiamo qui anche il gruppo C responsabile dei gradi
di difficoltà e dei movimenti di connessione (il punteggio massimo è sempre 10:
5 per la qualità dei movimenti, 3 per la performance, 2 per i gradi di
difficoltà).

7. Senza
addentrarci nelle varie tipologie di errore e negli aspetti di sistema del
metodo di giudizio dei diversi tipi di competizione (basta studiarsi i
regolamenti, con particolare attenzione per le tabelle) facciamo alcune
sottolineature concentrandoci solo su alcuni errori particolari o frequenti e
su elementi tecnici importanti per la valutazione della performance. Per la
valutazione di una forma occorre infatti tenere presenti anche le
caratteristiche del rispettivo stile, ecco a questo proposito alcune
sottolineature fornite dal materiale tecnico dei giudici internazionali grazie
a Pietro Stilli (arbitro internazionale dal 1995, dopo un duro esame a Shanghai
durato 4 giorni): per quanto riguarda il
Changquan oltre alla potenza e corretta applicazione della forza è
importante la velocità e fluidità dei movimenti, per quanto riguarda il ritmo
si devono alternare momenti di accelerazione e di blocco, fasi dinamiche e
statiche, deve quindi essere netto il contrasto fra queste fasi, le posizioni
devono essere stabili e allungate (non per niente abbiamo a che fare con la
"Boxe lunga"); per quanto riguarda le
armi va posta particolare attenzione alla traiettoria del
movimento dell'arma e al punto di applicazione della forza oltre che
alla coordinazione, per le armi corte in merito alla coordinazione sarà
molto importante controllare il rapporto fra il movimento dell'arma e del
braccio non armato, mentre per le armi lunghe la sinergia di entrambe le mani,
la coordinazione riguarda anche il corretto rapporto fra i movimenti dell'arma
e quelli del corpo, a partire dagli occhi; per il Taijiquan è importante osservare la calma, la fluidità e l'armonia
dei movimenti, compreso il controllo dell'equilibrio nello spostamento
del peso del corpo da una gamba all'altra (sintesi estratta da Shaolin Wushu n.
5, 1995, p. 21-22 – è passato del tempo ma si può ritenere che le
caratteristiche fondamentali, peraltro secolari, delle specialità del Wushu non
siano cambiate!). Colgo l'occasione per una precisazione sulla quale si
soffermò il Maestro Xu Hao nel corso dell'aggiornamento arbitrale Fiwuk
tenutosi a Modena il 24/02/2008: nel Taiji non va considerato errore un piccolo
ondeggiamento del busto (effettuato solo da una parte) ma un ondeggiamento
ripetuto (il busto che oscilla da una parte e poi dall'altra). Sempre per il
Taiji oltre a controllare la direzione dello sguardo (non verso il suolo), la
schiena (dritta, a parte la retropulsione del bacino), le posizioni basse, la
muscolatura rilassata ... bisogna considerare le peculiarità dello stile: in
genere si tratta dello Yang, caratterizzato dall'assenza di movimenti di
scivolamento (quindi il piede che striscia è un errore)  e da un movimento costantemente fluido
(costituiscono quindi un errore eventuali accelerazioni), a differenza dello
stile Chen (l'altro stile che capita più spesso di vedere in gara) che
ha movimenti di scivolamento e anche alcuni movimenti "bruschi", che pertanto
si devono ben riconoscere come tali (per questa caratteristica del Chen alcuni
insigni maestri cinesi parlano di stile "misto", fra interno ed esterno).
Rimane evidentemente da valutare la correttezza dei movimenti: per esempio nei
"doppi pugni" o in "sferrare un pugno" il pugno non è serrato e il braccio mai
teso, in "afferrare la coda del passero" le mani si sfiorano ma senza toccarsi
(tutto ciò a dire il vero ha senso, almeno per i cinesi, soprattutto rispetto
alle rispettive applicazioni marziali: si può vedere in merito l'articolo
"Considerazioni su storia e significati della forma 24 di Taijiquan" e anche
"Arti marziali più o meno cinesi" sul sito della PD "Spartacus"). Per la
valutazione del calcio di tallone, a parte il discorso dell'equilibrio e
l'altezza del calcio (il piede non deve essere inferiore al livello delle
spalle) si può discutere se sia più sensato valutare come migliore un calcio
molto più alto o se, rispetto all'originale contesto marziale, ha comunque
valore un calcio semplicemente sopra il livello della spalla (in quanto
l'originario contesto marziale non prevede certo un punto di applicazione
superiore alla testa dell'avversario): nel primo caso si darebbe più risalto
all'aspetto puramente agonistico nel secondo al significato del gesto e
all'origine marziale (tenendo magari anche conto del fatto che, se parliamo di
forma 24, non è certo una forma nata per il contesto agonistico o con "velleità
acrobatiche"). Per quanto riguarda le armi oltre a quanto detto sopra è bene
anche ricordare errori molto comuni nel maneggio della spada: se nella
posizione iniziale (da fermi) la spada tocca il braccio ciò è un errore che
denota fra l'altro scarsa conoscenza del maneggio di questo attrezzo (la spada
infatti deve rimanere appoggiata solo all'avanbraccio), lo stesso vale per
l'indice che supera il paramano - cfr. R2 codice errore 61- (nella realtà una
spada sarebbe affilata da entrambi i lati e ferirebbe la mano o, nel caso
precedente che potrebbe corrispondere all'errore codice 73 -la lama tocca il
corpo-, il braccio), inoltre oltre alla corretta applicazione della forza è
importante anche il successivo movimento che deve rappresentare chiaramente
l'estrazione dell'arma; ognuno di questi errori deriva in realtà dalla mancata
consapevolezza dell'origine marziale dell'uso della spada. Fra i vari possibili
errori accuratamente segnalati per le relative detrazioni all'articolo 16.2 del
R1 segnalo un particolare relativo alla fondamentale posizione ma bu:
oltre alla corretta posizione di cosce, calcagni e piedi non bisogna
dimenticare la posizione del torace che non deve essere evidentemente piegato
in avanti (codice 51), in altre parole il torace dovrebbe essere dritto, è bene
ricordare che tale impostazione è relativa sia al Changquan, sia al Nanquan
(vedi le relative tabelle nel R1 all'articolo 16.2). Le detrazioni
relative alla qualità dei movimenti sono di 0,10 mentre le detrazioni per altri
errori vanno da 0,20 a 0,30 secondo la tabella di riferimento (dal codice 70 al
codice 79). Sottolineo fra questi il codice 77, infatti all'aggiornamento
arbitrale Fiwuk di Termoli (giugno 2012) il Maestro Fabio Savarino ha
richiamato l'attenzione dei partecipanti sulla necessità di stare bene attenti
al fatto che l'equilibrio duri 2 secondi (come criterio pratico si può contare
"milleuno, milledue" per misurare il tempo mentre contemporaneamente si guarda
l'atleta).

8. La valutazione del "tradizionale": il
consiglio federale ha approvato il 3-12-2011 il Regolamento per le
competizioni nazionali di Kungfu Wushu tradizionale, a proposito di
terminologia possiamo notare rispetto al termine "Kungfu" (= "abilità") come
i cinesi abbiamo optato definitivamente per il termine Wushu (= "arte
marziale"), cosa peraltro attestata dalla sigla sia della federazione cinese
(Chinese Wushu Association), sia della federazione internazionale
(International Wushu Federation), sia della federazione europea (European Wushu
Federation). Questa scelta terminologica è stata peraltro fortemente ed
ufficialmente avvallata dal Dott. Xu Cai, primo Presidente della International
Wushu Federation. Sempre rimanendo sul versante terminologico è bene ricordare
che la distinzione fra moderno e tradizionale non ha riscontro in Cina,
nel senso che in Cina si parla semplicemente di Chang Quan, Nan Quan,Taiji Quan,
Shaolin Quan, Xingyi Quan ecc.. Se poi la dizione "tradizionale" la si vuole
intendere come una distinzione tra forme codificate o meno, è bene sapere che
sono attualmente in uso forme considerate "tradizionali" che sono state
elaborate pochi anni fa mentre alcune forme classificate come moderne hanno
diversi decenni alle spalle. Se poi si vuole sostenere che il codificare una
forma è opera recente basti pensare al celebre manuale di Wushu del famoso
generale della dinastia Ming, Qi Jiguang
(1528-1587): il Wushu è giunto fino a noi lungo i secoli proprio perché
codificato! Fra l'altro il manuale di Qi
Jiguang, corredato di accurati disegni, è legato proprio ad un'opera di
codificazione del Changquan, stile che affonda le proprie radici nell'VIII
secolo e che noi ... definiamo "moderno"! In merito a queste precisazioni
sull'uso del termine Kungfu e dell'aggettivo "tradizionale" si può consultare
il già citato articolo "Arti marziali più o meno cinesi" nel sito della
"Spartacus". Ricordo peraltro che nell'ambito della formazione per tecnici
Fiwuk tenutasi a Termoli nel giugno 2012 il noto Maestro Mario Pasotti
ha iniziato la propria lezione pratica sul "moderno" proprio chiarendo
l'importanza del termine Wushu rispetto al termine Kungfu e chiarendo i forti
nessi che legano fra loro le varie specialità del Wushu, facendo anche notare
come un calcio che sia eseguito nel Sanda, nella forma 24 di Taiji o in altri
stili è sempre un calcio: l'origine e il significato marziale del gesto è
identico; questa autorevole sottolineatura va certo nel senso di non
considerare il significato marziale appannaggio esclusivo del "tradizionale" e
quindi nemmeno nel senso di considerare il cosiddetto moderno come avulso da
significati marziali: è evidente che la presenza o meno di questa
consapevolezza influisce (forse non poco) nella valutazione di una forma! Detto
ciò per dovere filologico, accettiamo comunque il fatto che per ora in Italia
si parli di "tradizionale" e che un Udg si trovi a valutare gli stili definiti
"tradizionali"; a dire il vero mi sembra di poter dire che prendendo il
regolamento in questione e notando attentamente tutto ciò che vien detto in
merito alle caratteristiche degli stili cosiddetti tradizionali si potrebbe
riportare facilmente ognuna delle stesse caratteristiche ad uno o più stili
cosiddetti moderni, non insisto ulteriormente su tale questione e tento di
considerare pragmaticamente la situazione in cui si può trovare un Udg. Un
problema fondamentale è che gli stili "tradizionali" sono tanti (e magari le
stesse forme sono interpretate in modi differenti), l'ideale sarebbe perciò che
ogni stile fosse arbitrato da Udg che siano anche praticanti dello stesso
stile; visto che attualmente ciò non è possibile sarebbe di fondamentale
importanza che almeno il capo giudice conoscesse lo stile arbitrato nel suo
tappeto, così da evitare grossolani errori del suo pool arbitrale.
Probabilmente non è un caso che in Cina non sia uscito un regolamento sul
"tradizionale" e che la pratica agonistica si concentri sul Changquan, sul Nanquan,
sul Taijiquan e sulle forme di sciabola, spada, bastone e lancia (lo stesso
dicasi per l'Ewuf!) riservando agli altri stili solo esibizioni o anche se
vogliamo "gare" (magari ad invito e riservate in genere ad un unico stile, dove
alla fine si dà la medaglia a tutti i partecipanti, senza preoccupazioni di
podio). Questa prassi cinese (ed europea) risolverebbe brillantemente il
problema dell'arbitraggio di una grande varietà di stili; magari ci potremmo
pensare anche noi, eventualmente con gare o meglio esibizioni dedicate ad un
unico stile "tradizionale". Forse un problema di fondo è proprio dato dal fatto
che in merito al "tradizionale" si vanti l'aderenza all'originario contesto
marziale e di conseguenza la lontananza da velleità acrobatiche ma
ciononostante, a mio avviso con poca coerenza, lo si voglia comunque portare
nel contesto agonistico. Se volessimo in ogni caso riassumere in un concetto
fondamentale ciò che il nostro regolamento intende passare in merito al
"tradizionale" potremmo limitarci a sottolineare proprio la mancanza di aspetti
definibili come acrobatici (cfr. la tabella sugli errori all'articolo 20,2; la
maggiore detrazione prevista - 0,50 -  è
proprio per una "tecnica acrobatica") e quindi si evidenzia una
impostazione delle forme ritenuta più vicina all'originario contesto marziale
(tanto da prevedere la detrazione di un punto per una forma proveniente da taolu
"moderno" o addirittura la squalifica se fosse chiaramente una forma di
"moderno": cfr. tabella finale riservata alla detrazioni del capo giudice).
Avendo presente il modo "tradizionale" di salutare la giuria usato in gara da
alcuni praticanti di stili "tradizionali", addirittura utilizzando un saluto
religioso tipico dei monaci buddhisti (sarebbe come se il capo giudice entrasse
benedicendo l'assemblea con un segno di croce) ricordo che anche il regolamento
per il taolu "tradizionale" prevede come protocollo il saluto con palmo
e pugno e non altri gesti o altre forme di saluto (art. 11), cosa che dovrebbe
essere fatta ben presente anche ai maestri del "tradizionale" ... almeno per non
far rischiare agli allievi di prendersi una detrazione ancora prima di aver
iniziato la forma (a voler essere rigorosi il non eseguire correttamente il
protocollo potrebbe essere infatti considerato una dimenticanza, ciò equivale a
– 0,10 cfr. tabella errori, art. 20.2 del regolamento sul "tradizionale" e in
ogni caso costituisce una non conoscenza del regolamento).

9.
Tenendo presente la realtà sarebbe bene porsi, almeno in linea di principio, pure
il problema dell'arbitraggio del Tuishou almeno per il fatto che da
alcuni anni anche in Italia vi sono importanti gare ad invito che propongono fra
le altre anche questa specialità del Taiji. In merito alle competizioni ad invito
vorrei far notare che pur non godendo dell'ufficialità di una gara Fiwuk non di
rado possono contare un numero di partecipanti superiore ad una competizione
regionale o a volte anche nazionale Fiwuk, a ciò si può poi aggiungere la
considerazione che gli atleti che partecipano a queste gare sono gli stessi che
gareggiano anche nella Fiwuk: quindi nella sostanza sia sotto il profilo
quantitativo sia sotto quello qualitativo possono essere gare da non
sottovalutare. Siccome appunto il Tuishou
è legato in Cina a precise competizioni e in realtà ciò avviene anche in
Italia sarebbe bene pure in seno alla Fiwuk cominciare a ragionare su come
arbitrare questo particolare tipo di combattimento libero, si tratterebbe
almeno di applicare il regolamento internazionale già esistente in merito (e
già tradotto in italiano). Per avere un'idea generale ma fondamentale del
combattimento libero di Tuishou basti sapere che ruota attorno al principio
fondamentale delle applicazioni del Taiji, ovvero la spinta (non si usano
pertanto i pugni), si tratta infatti di spingere l'avversario con varie
tecniche così da fargli perdere l'equilibrio e, possibilmente, farlo cadere a
terra o farlo uscire dal tappeto. La spinta avviene senza afferrare, quindi
senza uso del pollice, ciò per evitare le tecniche di Qinna che, benché siano
relative a varie applicazioni del Taiji, sono considerate troppo invasive in combattimento
(almeno in questo tipo di combattimento).

10. Questi
appunti sono fondamentalmente relativi al Taolu ma ritengo importante anche una
piccola considerazione relativa al Sanda: l'attuale regolamento prevede
la categoria juniores -dai 16 ai 18 anni- e la categoria seniores -dai 19 ai 35
anni- mentre per il Semi Sanda sono previste le seguenti categorie
(intese sempre come sia maschili sia femminili): esordienti -13 e 14 anni-, cadetti
-15 e 16 anni-, juniores -17 e 18 anni- , seniores -dai 19 ai 40 anni. Ciononostante
come sa bene qualunque praticante di Wushu che abbia tirato è importante
considerare realisticamente che anche se nel Semi Sanda i colpi devono essere
portati con "potenza ridotta", la tecnica cioè deve essere portata per colpire
l'avversario senza però recargli KO o lesioni (pena la squalifica dell'atleta),
il KO rimanga però una reale possibilità alla quale l'atleta è esposto! Perciò
apparirebbe logico per il Semi Sanda e a maggior ragione per il Sanda
rispettare il divieto ai minorenni di accedere ai combattimenti, previsto in
Italia per legge e comunque previsto per i regolamenti del CONI e riguardante tutti
gli sport da combattimento! E' peraltro interessante il fatto che l'Ewuf non
contempli il Semi Sanda e preveda che i vincoli relativi all'età per il Sanda
siano compresi fra i 18 e i 35 anni! Considerando anche la facile inclinazione
alla denuncia che caratterizza tanti genitori (che avrebbero fra l'altro la legge
dalla loro parte!) non vorrei mettermi nei panni di un Udg (anche di sedia) che
si fosse trovato ad arbitrare un incontro nel corso del quale un minorenne
avesse riportato un infortunio o addirittura un K.O.!                                                   

Ferdinando Costa, Allenatore e Udg FIWUK, Polisportiva Spartacus

 

l'intero testo è anche scaricabile da questo link:

http://www.spartacusbologna.it/images/stories/Pro_Udg_21-10-2012.pdf

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