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"Colui che vuol essere calmo regoli la sua respirazione." Zhuang-zi, XXIII

Nel corso di molti secoli Yogin indù, taoisti cinesi,
buddhisti Chan cinesi, buddhisti zen giapponesi, cristiani dediti all'esicasmo
e sufi musulmani hanno prestato un grande interesse a tecniche respiratorie e
meditative legate al controllo della sfera emotiva, in vista di percorsi
interiori relativi a determinate prospettive filosofico-religiose.

Evidentemente queste tradizioni, giunte sino a noi,
mantengono motivazioni e uno sfondo antropologico e metafisico differenti;
ciononostante si possono notare convergenze, a volte sorprendenti, in merito ad
alcuni aspetti tecnici: a partire dall'importanza attribuita alla respirazione
addominale, fino alla rilevanza attribuita alla ripetizione di formule sacre (i
mantra presso indù e buddhisti, la preghiera a Gesù degli esicasti e la
ripetizione dei nomi di Allah presso i musulmani).

Tralasciando gli aspetti maggiormente legati agli
specifici contesti metafisici e alle relative esperienze religiose possiamo
limitarci in questa sede a sottolineare la convergenza in merito ad una
metodologia psicosomatica che coinvolge il corpo attraverso esercizi respiratori,
spesso associati ad esercizi ginnici o comunque a determinate posture, e
coinvolge pure la mente attraverso una particolare concentrazione e, talvolta,
vere e proprie tecniche meditative.

A tutto ciò si lega in modo imprescindibile la
determinazione, l'assiduità della pratica come anche l'accettazione della
fatica (almeno per vincere un certo senso di monotonia) come ricordava nel IV
secolo il maestro taoista Ko Hung, citando il suo stesso maestro Cheng Yin:
"Prima di ottenere un beneficio infinitamente piccolo dovete sopportare
sofferenze grandi come una montagna." (Pao-p'u zi nei p'ien, 17). Inoltre lo
stesso Ko Hung, pur tanto attento a tecniche e testi (nell'ambito della
tradizione alchemica cinese) chiarisce che prima di qualsiasi manuale e metodo
sono necessarie alcune disposizioni interiori: "le virtù dell'umanità, della
rettitudine e della compassione" (Pao-p'u zi nei p'ien, 19), senza le quali
tutti i nostri sforzi rimangono senza frutto!

Nella consapevolezza di questi presupposti il praticante
di Qi gong e di stili interni di Wushu (come il Taijiquan) potrà dedicarsi allo
studio delle proprie discipline, coltivando il proprio benessere psicofisico
nel solco di tradizioni millenarie, talvolta frutto di feconde esperienze di
incontro fra diverse etnie e culture.

Mentre infatti il Qi gong e lo Yoga si sono sviluppati in
modo indipendente (il Qi gong è attestato in Cina almeno nel IV sec. a.C. -dal
Zhuang-zi- mentre la penetrazione del Buddhismo, e quindi dello Yoga, in Cina

avviene, con particolare lentezza, a partire dalla seconda metà del I sec.
d.C.) altre tradizioni hanno invece importanti condizionamenti reciproci: la
scuola cinese Chan rappresenta una positiva forma di incontro fra Buddhismo e
Taoismo, così come la scuola Zen costituisce un adattamento al contesto
giapponese del Buddhismo Chan e, secondo autorevoli studiosi, l'esicasmo è
stato elaborato da monaci dell'Oriente cristiano entrati in contatto con
maestri yogin.

Ciò che si è verificato nell'antichità si può verificare
anche oggi: l'incontro è possibile e fecondo, come del resto è possibile che un
moderno occidentale, mantenendo la propria identità culturale, possa attingere
con profitto a tecniche elaborate in contesti geografici, storici e culturali
molto diversi: se non altro lo dimostra a livello Europeo, e anche mondiale, la
presenza di praticanti di Qi gong e Wushu che coltivano assiduamente tali
discipline, rifacendosi con la maggior correttezza possibile ai precisi canoni
tecnici e didattici della tradizione cinese, così come è stata
ininterrottamente trasmessa fino a noi.

Peraltro non dimentichiamo che le discipline orientali
non s'imparano su articoli, manuali o video ma attraverso la pratica assidua
sotto la guida di un praticante esperto; ciò vale senza dubbio anche per la
corretta postura, i precisi movimenti, la qualità della concentrazione,
l'opportuna respirazione.

Spendiamo ora una parola in merito alla respirazione:
infatti anche "solo" l'atto respiratorio ha una sua particolare importanza
(elemento su cui convergono fortemente tutte le tradizioni sopra citate); ciò
significa fra l'altro che un'esecuzione corretta è benefica (una buona
ossigenazione del sangue rilassa e giova al buon funzionamento di organi,
apparati e tessuti), tanto quanto un'esecuzione scorretta può essere dannosa
(portando per esempio ad una iperventilazione o anche ad una ipo-ossigenzione).

Prendiamo rapidamente in considerazione alcuni
accorgimenti di fondo che la tradizione cinese ha evidenziato in merito, quali:
la tecnica addominale (che consente di riempire anche la parte laterale e la
parte bassa dei polmoni), un ritmo respiratorio lento, armonioso, fluido, senza
apnea, con un andamento regolato non in base ad un parametro rigido ed
universale ma secondo le caratteristiche personali della capacità respiratoria
del singolo praticante; a ciò si abbina pure un particolare movimento della
lingua (atto anche a stimolare la produzione di saliva) in riferimento a
concezioni tipiche della fisiologia taoista. Questo è solo un accenno,
volutamente sommario, ad alcuni aspetti tecnici relativi all'atto respiratorio
nelle discipline della tradizione cinese (a cui evidentemente vanno
correttamente connessi tutti gli altri aspetti posturali, motori e mentali),
nella convinzione che sia bene provvedere ai necessari approfondimenti
lasciandosi guidare da un maestro esperto; costui potrà giovare alla qualità
della nostra pratica e alla nostra salute tanto quanto un tecnico poco serio, e
poco consapevole dei suoi limiti, potrà causarci dei danni!

Anche la respirazione profonda, piena e corretta
s'impara: respirando bene, alla scuola di chi ha appreso questa competenza ed
ha anche appreso ad aiutare ad apprendere, nella certezza che per tutti,
allievi e maestri, su questo e su tanti altri aspetti c'è sempre da imparare!

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