RESPONSABILITA' E DEONTOLOGIA DEGLI UDG

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PERCHE' UNA CLASSIFICA NON DEVE ESSERE ALTERATA

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Come in tutte le attività

nelle quali si deve rendere conto a qualcuno in merito a competenze acquisite,
il momento della verifica finale, della valutazione, è un momento delicato e
importante anche nella pratica del Wushu: questo momento si presenta in
occasione degli esami, interni alla propria scuola o federali (per accedere ai
gradi di maestro), oppure nel corso delle competizioni. In questa sede ci
limitiamo ad alcune considerazioni relative all'ambito delle competizioni; si
tratta sicuramente di un importante momento di verifica delle competenze degli
allievi ma inevitabilmente anche dei relativi maestri e certamente pure degli arbitri.

E' soprattutto il ruolo di  questa ultima categoria che
evidentemente va considerato con particolare attenzione. La valutazione è
notoriamente un processo particolarmente complesso, che presenta
inevitabilmente margini, anche rilevanti, di soggettività e quindi pure di
errore, e che influisce fortemente (in positivo o in negativo) sulle persone
che vengono valutate.

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UN MINIMO DI MASSIME

Antiche ricette per vivere in pace con sé e con il prossimo

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Dalla saggezza dell'antica tradizione confuciana ecco un piccolo assaggio di alcune massime utili per tecnici sportivi, ufficiali di gara ma anche per atleti, praticanti, educatori ... insomma per tutti; mettiamoci dunque un attimo in ascolto del Lunyu, i "Dialoghi", raccolta di aneddoti e aforismi attribuiti a Confucio:

 

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ARTI MARZIALI PIU' O MENO CINESI

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Cinture o bretelle? Tai chi o Taiji? Kungfu o Wushu? KO per minoremmi o Sanda?

Può sembrare del tutto ovvio che le arti marziali cinesi abbiano un rapporto piuttosto
stretto con le arti marziali cinesi, cioè con quanto si pratica e si è sempre
praticato in Cina nell'ambito del Wushu, tuttavia la realtà smentisce
apertamente questa semplice e ovvia constatazione. Come e perché si verifica
questa situazione a dir poco curiosa? Sicuramente le risposte possono essere
varie e complesse, senza nessuna pretesa di completezza avanziamo prima qualche
semplice ipotesi in merito al "perché".

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ELEMENTI BIBLIOGRAFICI E FILMOGRAFICI

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Senza la minima pretesa di sistematicità e completezza ma semplicemente in relazione alla forte interazione che caratterizzava i vari aspetti dell'antica società cinese può essere utile una piccola immersione nel ricco mondo delle tradizioni filosofiche cinesi. Interconnessione sottolineata dal famoso detto cinese: "studi letterari e preparazione marziale sono i doveri del gentiluomo". Se nel contesto moderno la "preparazione marziale" si esprime nell'ambito della pratica sportiva o amatoriale delle varie specialità del Wushu gli studi letterari di cui si può utilmente nutrire il praticante di Wushu rimangono, almeno in parte, gli stessi sui quali si sono formati gli stessi praticanti cinesi per molti secoli. In quest'ottica si ritiene più remunerativo attingere il più possibile alle sorgenti, quindi ai testi classici piuttosto che agli scritti di coloro che, pur argutamente, li sintetizzano o elaborano o propongono ulteriori sistematizzazioni. Pertanto in questa sede, tralasciando i moderni trattati o manuali sul Wushu Kungfu o sul Qi gong, ci si limita solo a ricordare qualche classico dell'antica letteratura cinese scegliendo, in modo evidentemente opinabile, fra una letteratura sterminata.

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CONSIDERAZIONI SU STORIA E SIGNIFICATI DELLA FORMA 24 DI TAIJIQUAN

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Lo stile di Taijiquan che conta più praticanti è il Taiji Yang, ideato dal maestro Yang Luchan (1799 – 1872), allievo di Chen Cangxin (della 14° generazione della famiglia Chen). Li Bokui e Yang Luchan furono i primi due allievi, esterni alla famiglia Chen, ai quali fu concesso di apprendere il Taiji Chen. In base alla propria esperienza il maestro Yang modificò le tecniche apprese dando vita ad uno nuovo stile, che avrebbe poi preso il suo nome, caratterizzato da movimenti costantemente lenti e morbidi, eliminando i movimenti bruschi ed esplosivi presenti nella scuola Chen. Quello di Yang Luchan è uno dei nomi più famosi della storia del Wushu, egli fu assunto dal principe Duan, appartenente ad una delle famiglie reali della capitale, come istruttore di Arti Marziali del suo casato; in seguito fu nominato ufficiale alla corte Qing e Maestro d'armi nell'esercito.Nel 1925 lo stile Yang fu introdotto nelle scuole cinesi ed insegnato ai professori di educazione fisica. Dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, il I ottobre 1949, il Partito Comunista Cinese ed il Governo hanno dato grande importanza allo studio, alla sistematizzazione e alla diffusione delle Arti Marziali ed in particolare del Taijiquan, ritenendo queste pratiche indispensabili per la salute del popolo; fu così che vennero costituiti i primi sei Istituti di Educazione Fisica comprendenti il Dipartimento di Wushu. Si ritenne quindi importante attivare un processo di revisione e codificazione del patrimonio del Wushu, per definire esattamente i programmi formativi per gli Istruttori di Wushu.

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PALMO E PUGNO

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om’è noto il saluto utilizzato nella tradizione marziale cinese significa che la forza (indicata dal pugno chiuso della mando destra) deve essere controllata (come indica la mano sinistra aperta e appoggiata alla destra). Vi sono altri significati relativi alla posizione eretta del busto, al cerchio formato dalle braccia e alle parole che si pronunciano ma ci concentriamo un attimo solo sulla simbologia delle mani per vedere quali messaggi ci può consegnare, senza certo pretendere di considerarli tutti, né in tutto. Per un atleta può significare non umiliare l’avversario che ha conseguito un risultato inferiore, sia che si tratti di forme, sia del combattimento libero; per un maestro può significare non gestire le proprie competenze per tenere sotto il proprio potere e controllo gli allievi, senza puntare alla loro positiva crescita; per un ufficiale di gara può significare non utilizzare il proprio potere per contraffare i risultati a danno delle altre società e a vantaggio della propria; per un praticante di Wushu può significare non utilizzare le proprie competenze per esaltarsi davanti agli altri, o peggio ancora, per divenire addirittura fautori di soprusi e aggressioni. A chiunque la simbologia del saluto con palmo e pugno indica che, grandi o piccoli che siano, il potere, le competenze … tutto ciò che abbiamo e siamo deve essere utilizzato per il bene degli altri, soprattutto per chi è più in difficoltà, per costruire il proprio cammino con onestà e nobiltà d’animo, a servizio del bene comune.

 Ferdinando Costa

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